ESERCIZI PREPARATORI alla Consacrazione a Maria SS. #15

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Servo di Dio B. SILVIO GALLOTTI
ESERCIZI PREPARATORI alla Consacrazione a Maria SS.
PROPAGANDA MARIANA
CASA MISSIONE CASALMONFERRATO (Alessandria)

Secondo mezzo per conoscerci

1. La preghiera.

– Quando l’anima avrà atteso a meditare con impegno il proprio fondo, mettendo, per così dire, a nudo tutte le miserie che la superbia ha troppo interesse a coprire, e si è ben esercitata, zappando, vangando, rivoltando sottosopra un po’ tutto il proprio fondo basso e corrotto, non avrà ancora esaurito tutto il suo compito.
La vista della propria miseria con la quale essa è venuta a trovarsi così a contatto, potrebbe tornarle di danno anziché di vantaggio, se la povera anima, che si è veduta qual è nella verità, non è poi condotta fra le braccia amorose di quel Dio il quale, appunto perché si chiama il Padre delle misericordie, trova ogni suo gusto nel fare misericordia a noi, poveri miserabili, tosto che ci prostriamo umiliati ai suoi piedi.
Di qui il bisogno assoluto della preghiera, che, se è il mezzo ordinario stabilito da Dio per ciò che ci è necessario, è il mezzo per eccellenza per ottenere l’umiltà.
Si persuada pure l’anima che anche quando avrà lavorato con impegno a scandagliare il proprio nulla e avrà così fatta la sua parte, dovrà attendersi ogni successo buono dall’alto. Non è l’umiltà un fiore che spunti naturalmente nel giardino della nostra anima … Se la mano del celeste Giardiniere non ve lo mette, esso non vi si può proprio trovare.
Chi scrive ricorda sempre la risposta avuta un giorno da un’anima che egli aveva aiutato per mesi e mesi a meditare sull’umiltà: «Padre, diceva, sebbene senta di doverle una gratitudine speciale per tutti gli aiuti che ha cercato di darmi, perché imparassi a conoscermi un poco, devo però dichiararle che più mi vale, e infinitamente di più, a conoscermi, qualche rapido raggio di luce che la Madonna mi fa piovere di tanto in tanto nella mente, che non qualsiasi altra lezione».
Ed è così realmente.

Badi adunque l’anima che vuole ad ogni costo riempirsi della conoscenza di sé di non confidare soverchiamente nella propria industria e diligenza. Metta invece tutta la sua fiducia nel Cuore di Gesù e, meglio ancora, faccia ricorso umile e fiducioso alla Madonna per mezzo della quale troverà accesso più facile e più sicuro al Cuore divino. Pratichi fedelmente, anche, a questo scopo, ciò che il Montfort le dice al punto del Trattato di cui ci stiamo occupando e sia certa che la Madonna buona com’è sempre e generosa coi suoi schiavi d’amore, farà parte a lei pure della sua stessa umiltà 19.
Fortunata l’anima che si fa degna di tanta grazia col raccomandarsi a Maria, col mettersi tutta nelle sue sante Mani! Partecipandole la sua profonda umiltà, la Madonna le farà per ciò stesso parte della sua propria santità, dacché la santità, da parte nostra almeno, non è poi altro quasi che umiltà.

2. «Riempirsi» della conoscenza di sé.

– Il Santo scrive che l’anima, in questi sei giorni, ha da attendere a riempirsi tutta della conoscenza di sé. Quella parola riempirsi merita di essere rilevata. Essa dice anzitutto l’intensità assidua del lavoro che ci è richiesto. Ci avverte ancora che non dobbiamo stancarci di ripetere i nostri sforzi, anche in seguito, sino a tanto che l’anima nostra non sia tutta ripiena di questa conoscenza preziosa.
Non è possibile, infatti, senza un miracolo della grazia, che l’anima riesca ad esaurire completamente questo grande lavoro in pochi giorni. Questo deve essere il lavoro di tutta la sua vita.
Sarebbe illusione grande e funesta per l’anima pensare che vi sia un termine per l’umiltà! Nostro Signore non ne conobbe alcuno. La sua vita è stata una discesa continua. Humiliavit semetipsum usque ad mortem …
Gesù non ha mai cessato di discendere … Ed è a questo prezzo, al dire dell’Apostolo, che Egli si è meritato la gloria di cui lo vediamo coronato. A suo esempio anche noi non dobbiamo credere di aver fatto troppo su questo punto. Tutto il nostro lavoro si riduce all’umiltà.

3. Per mezzo di Maria –

Un’osservazione ancora, e questa pure della più grande importanza: Noi dobbiamo tendere a riempirci della conoscenza di noi stessi per mezzo di Maria. È la nostra via; è il mezzo divino e universale.
Noi ci impegniamo a tendere alla conoscenza di Gesù per mezzo di Maria … L’unione con Maria quindi la dobbiamo già praticare fin d’ora come ci è possibile. Preghiere, esami, riflessioni… tutto ha da esser fatto ai piedi della nostra cara Madre e Padrona.
Per mezzo suo noi ci attendiamo dallo Spirito Santo, suo Sposo, i lumi di cui abbiamo bisogno. Appunto presso di Lei noi ci proponiamo di scrutare l’abisso della nostra grande miseria, per non essere trascinati nello sconforto e nella disperazione.
Siamo d’accordo: la conoscenza di noi stessi ci ha da condurre al disprezzo sincero e cordiale di noi medesimi. Noi non ci odieremo se non in quella misura in cui ci saremo conosciuti: questo disprezzo è dell’essenza dell’umiltà: sui ipsius cognitio et despectio … : de se nihil tenere … Tuttavia ricordiamo che se è nostro dovere di arrivare fino a questo punto, noi non dobbiamo però mai separare ciò che Nostro Signore ha unito quando disse: Discite a me, quia mitis sum et humilis corde. L’umiltà e la dolcezza non devono mai camminare disgiunte.

L’umiltà ha da inzuccherare ogni cosa, come dice S. Teresa. E tocca alla Madonna mettere in tutte le nostre pene e amarezze la sua dolcezza celeste. Ella farà sì che, pur avendo dinanzi di continuo lo spettacolo desolante e doloroso della nostra miseria, noi non cessiamo però mai di gustare la pace che è riservata agli umili di cuore.

Che cos’è l’uomo

1. La sua ingratitudine verso Dio 20. – L’uomo ora, dopo gli angeli, la creatura più nobile e più perfetta uscita dalle mani di Dio. Egli amava di un amore infinito questa creatura del suo cuore, in cui aveva stampata la sua stessa immagine. Nei disegni della sua Sapienza e Provvidenza ammirabile, l’uomo doveva essere un altro «Dio» qui in terra .
Ma si sa quello che purtroppo è poi avvenuto. Quello che nell’uomo doveva servire a glorificare maggiormente Dio, il dono della libertà, l’uomo l’ha fatto servire ad offenderlo: e si è staccato così dal suo Creatore, in cui era riposto tutto il suo bene.
Dio però, che è infinito nella sua misericordia, non meno che nella sua giustizia, non ha cessato di amare l’uomo anche quando questi si è reso affatto indegno del suo amore. E l’uomo ha continuato, anche dopo la sua caduta, ad essere sempre qui in terra la creatura più cara al Signore.
Penso a ciò che Dio ha fatto per redimere questo povero essere e riportarlo là donde era caduto per la sua superbia.
Penso come Dio sta spiando e aspettando il momento in cui l’anima, guadagnata dalla sua grazia con un movimento della sua volontà cerca di far ritorno a Lui, per aiutarla a rientrare nell’ordine e a riunirsi di bel nuovo al suo Principio, che è poi anche il suo unico Fine.

2. Come l’uomo deve avvicinarsi a Dio. ­

Ma poiché l’uomo si è allontanato da Dio per fare la propria volontà e per amarsi in se stesso anziché amarsi in Dio, com’era suo dovere, affinché egli possa rientrare nell’ordine è necessario, indispensabile anzi, che sradichi dal proprio cuore questo amore particolare e si stabilisca tutto ed unicamente nell’amore del suo Dio.
Se si vuole che la parte, – l’uomo, – si unisca al tutto che è Dio, 22 è necessario che scompaia ciò che costituisce l’immondezza propria dell’uomo, così che in lui non si trovino se non queste due cose: volontà di Dio, amore di Dio.

3. Come Dio attira a sé l’uomo.

– Allo scopo di ottenere questo risultato desiderabile, Dio alle volte illumina certe anime ancora tutte piene di se stesse, in modo che le fa entrare chiaramente nella conoscenza del proprio nulla, le rischiara perfettamente sul fine della loro creazione e su ciò che loro manca perché lo possano raggiungere. Nel tempo stesso, affine di animarle tutte all’impresa che è loro proposta, si dà a vedere ad esse in tutta la chiarezza del suo Amore Divino, pronto sempre a soccorrere l’anima con ogni sorta di aiuti.
Dio porta, come già dissi, quest’anima, al disopra di sé, per qualche tempo, quasi sopra il monte della sua gloria. Lassù in alto le spiega dinanzi la magnificenza del Regno che l’attende e l’innamora talmente di quelle bellezze ineffabili che quando qualche tempo dopo, Egli rimetterà quest’anima ai piedi del monte, il che avverrà ben presto, essa si sentirà animata e incoraggiata a rifare la via per raggiungere di nuovo la cima e in essa stabilirsi, malgrado le scalfitture e le cadute a cui le converrà rassegnarsi lungo il viaggio; poiché in questo genere così diverso di salita l’anima avrà bensì sempre l’aiuto di Dio, ma dovrà camminare passo passo, servendosi dei suoi piedi.
Ad ogni modo, Dio previene l’anima con quell’abbondanza di lumi e di grazie che s’è detto, appunto per ridurla a quell’umiltà che è indispensabile perché si stacchi da se medesima, diffidi di tutto ciò che viene da lei stessa e si dia interamente a Lui solo.
Quando pertanto il Signore ha cominciato a far bene all’anima, anche allora continua a fare ogni cosa con misura. Essendo stata la superbia la causa del primo peccato, e, in conseguenza, di tutti gli altri, Dio misura le sue grazie al’anima in proporzione della capacità che essa ha di riceverle, che è quanto dire, a seconda dell’umiltà sua, affinché non succeda che si imbratti maggiormente di quel fango di cui le grazie sarebbero destinate a mondarla, facendole credere suo merito ciò che è puramente dono del Signore.
Bisogna quindi che l’anima comprenda bene il proprio nulla e come ogni grazia che Dio le fa non sia altro che un nuovo aiuto che le è inviato allo scopo di sostenerla nella propria impotenza. In questo modo si farà capace di ricevere le grazie di Dio con frutto e le attirerà anzi sopra di sé sempre più abbondanti.

Dio, da parte sua, è pure grandemente desideroso di fare all’anima ogni sorta di bene. Egli non desidera che di dare. Se ne astiene alle volte, o limita la sua azione benefica, per il maggior bene dell’anima, aspettando che questa se ne renda capace. Ed ecco allora quanto sia necessaria l’umiltà. Veramente essa è come la chiave di volta di tutto l’edificio della santificazione.

continua

“L’Oasi di Engaddi” – “Il Regno è già in mezzo a voi”(Lc.17,20)

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