Cos’è l’amore?

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Cos’è l’amore?

 

Spesso mi son chiesto: “Cos’è l’amore?” Lo chiesi anche a persone in rete: “Cos’è per voi l’amore?”

Qui le definizioni, sempre in qualche modo belle, iniziano la loro sequela, andando anche vicino alla realtà delle cose, diciamo mistica, poetica, magari anche vicino alla definizione vera, ma pur sempre un po’ impalpabile per noi umani. Se vivi accanto a una persona, se condividi con lei esperienze anche importanti della vita, viene a crearsi col tempo quella familiarità che fa nascere un affetto. Quella persona diviene importante per te, fa parte della tua vita. Allora cos’è che è nato? Un bisogno? Una necessità che quella persona, con la sua presenza ha instaurato?

Potremmo pensare che quell’amore è frutto dell’abitudine: qualsiasi persona ci fossimo trovata di fronte, in grado diverso secondo la propria indole empatica, avrebbe ottenuto un qualche risultato nel nostro cuore.

Se non è così, se non è l’abitudine, allora dobbiamo convenire che forse quegli incontri non sono casuali e questo cambia tutte le nostre prospettive.

Sentiamo spesso questa parola: “amore”. La sentiamo nelle canzoni, la leggiamo nelle poesie, nei romanzi, in qualche saggio esplorativo dei sentimenti umani.

Le belle definizioni dei santi:

 

La misura dell’amore è amare senza misura. (Sant’Agostino)

Alla sera della vita saremo giudicati sull’amore. (San Giovanni della Croce)

 

Non è per la grandezza delle nostre azioni che noi piaceremo a Dio, ma per l’amore con cui le compiamo. (San Francesco di Sales)

 

Qual’è il segreto del re? E se c’è un segreto, sapendolo qualcosa vien meno?

Dovremmo saper coniugare l’eterno col contingente. Cosa ardua per creature “in divenire” come noi.

L’Apostolo Giovanni scrive queste parole parlando dell’amore:      

Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui” (1 Gv 4,16).

Se Dio ci infondesse la Grazia di comprendere appieno il significato di queste parole, tutto sarebbe al suo posto, ma non credo che funzioni spesso così: c’è da rimboccarsi le maniche del cuore e sporcarsi un po’ le mani.

Spesso si cresce nella separazione tra quel che si dice e quel che si fa e sembra che bisogna dire talune cose e poi fare quel che di necessità si vuole. Come può un’anima provare compassione?

(definizione di compassione secondo l’Enciclopedia Treccani: “Sentimento di pietà verso chi è infelice, verso i suoi dolori, le sue disgrazie, i suoi difetti; partecipazione alle sofferenze altrui”)  Forse patendo…! Se ha sofferto può comprendere il cuore altrui. E quanto si deve soffrire?

Prima di proseguire leggiamo in sintesi queste due questioni di S. Tommaso d’Aquino, dalla Somma Teologica, circa la volontà e l’amore in Dio.

 

PARTE I

 

Questione 19 – La volontà di Dio

 

  • Se in Dio vi sia la volontà. Gli esseri intelligenti hanno inclinazione al bene: quando l’hanno vi si riposano e quando ne sono privi lo ricercano. Questa duplice operazione appartiene alla volontà. E’ necessario affermare che in Dio esiste la volontà essendoci l’intelletto. Come la sua intellezione è il suo essere, così lo è il suo volere. Dio ama senza appetizione, poiché Egli possiede sempre quel bene che è oggetto della volontà, dal quale non è distinto: lo ama e si diletta in esso.

 

  • Se Dio voglia altre cose oltre a se stesso. Dio vuole se stesso e le altre cose. Vuole se stesso però come fine e le altre cose come mezzi al fine: come intende le altre cose da sé distinte, comprendendo la sua essenza, così vuole le altre cose volendo la sua bontà.

 

  • Se tutto ciò che Dio vuole lo voglia necessariamente. Dio vuole necessariamente che esista la sua bontà. Tutte le altre cose Dio le vuole in quanto sono ordinate alla sua bontà come al loro fine.

 

  • Se la volontà di Dio sia causata dalle cose. E’ necessario affermare che la volontà di Dio è la causa delle cose e che Dio agisce per volontà e non per necessità di natura. Dato che l’essenza di Dio si identifica con la sua intelligenza e la sua volontà, in forza del fatto che Egli opera secondo la sua essenza, ne deriva che Egli opera secondo l’intelligenza e la volontà.

 

  • Se alla volontà divina si possa assegnare una causa. La volontà di Dio non può avere in nessun modo una causa. La volontà di Dio è razionale, non perché qualcosa determini Dio a volere ma in quanto Egli vuole che una cosa sia per un’altra. S. Agostino [De Trin. 3,2] dice: “Piacque alla vanità dei filosofi di attribuire ad altre cause gli effetti contingenti, assolutamente incapaci com’erano di scorgere una causa superiore a tutte le altre, cioè la volontà di Dio.”

 

  • Se la volontà di Dio si compia sempre. Essendo la volontà di Dio la causa universale di tutte le cose, è impossibile che essa non consegua il suo effetto. Ciò che in Dio si attua anche qualora non si attivi ciò che Egli vuole con volontà antecedente.

 

  • Se la volontà di Dio sia mutevole. La sostanza di Dio, quanto la sua scienza sono del tutto immutabili. Dio non ha una volontà mutevole ma soltanto vuole dei mutamenti. Con il diluvio Dio eliminò dalla faccia della terra l’uomo che aveva creato.

 

  • Se la volontà di Dio renda necessarie le cose volute. Dio vuole che alcune cose si producano necessariamente ed altre in maniera contingente, affinché vi sia nelle cose un ordine per la perfezione dell’universo. Dio ha predisposto delle cause contingenti i suoi effetti perché voleva che essi avvenissero in modo contingente.

 

  • Se Dio voglia il male. Dio vuole che alcune cose si producano necessariamente ed altre in maniera contingente, affinché vi sia nelle cose un ordine per la perfezione dell’universo. IL male della colpa, il peccato che allontana dal bene divino, Dio non lo vuole in alcun modo. Egli può però volere quel male che è una deficienza della natura, o il male della pena, quando vuole un bene a cui è unito quel male: nel volere la giustizia vuole la pena e per la conservazione dell’ordine naturale, vuole che certi esseri periscano.

 

  • Se Dio abbia il libero arbitrio. Siccome Dio vuole necessariamente solo la sua volontà ma non gli altri beni, ha il libero arbitrio relativamente a ciò che vuole senza necessità.

 

  • Se si debba distinguere in Dio una volontà significata. La volontà propriamente detta prende il nome di volontà di beneplacito, mentre la volontà in senso metaforico, è detta volontà di segno (o significata), in quanto il segno stesso del volere è detto volontà. Quelli che per gli uomini sono segni del volere, in Dio si dicono volontà divine. La punizione non è un segno che in Dio vi sia l’ira ma poiché tra gli uomini la punizione è segno di ira, così lo attribuiamo a Dio.

 

  • Se sia esatto stabilire che cinque siano i segni della volontà di Dio. Operazione, permissione, comando, proibizione e consiglio: siccome questi cinque termini corrispondono ai modi di manifestare la propria volontà rispetto a qualcosa, essi talora vengono chiamati col nome di volontà divina, in quanto sono segni della medesima. “Sia fatta la Tua volontà, come in cielo, così in terra.” (Mt 6,10)

 

 

 

Questione 20 – L’amore di Dio

 

  • Se in Dio ci sia l’amore. Dopo aver dimostrato che in Dio c’è la volontà, ora possiamo porre in Lui l’amore. L’amore riguarda il bene in generale, quindi l’amore è il primo atto della volontà e dell’appetito. Se si toglie ciò che è primo, tutto il resto scompare. L’amore in Dio è una forza aggregativa, senza che per questo in Dio vi sia composizione, in quanto Egli vuole per altri cose buone. L’amore è detto forza aggregativa in quanto una persona aggrega un altro a se medesimo e lo tratta come un altro se stesso.

 

  • Se Dio ami tutte le cose. Siccome amare non è altro che volere del bene a qualcuno, è evidente che Dio ama tutte le cose esistenti. L’amore di Dio infonde e crea la bontà nelle cose.

 

  • Se Dio ami ugualmente tutte le cose. Amare significa volere del bene a qualcuno. Una cosa può essere amata per due motivi:

 

  • A motivo dell’atto stesso di volontà, che per Dio equivale a dire che non ama una cosa più di un’altra, poiché le ama tutte con un solo e semplice atto della sua volontà.

 

  • A motivo di quel dato bene che si vuole per l’essere amato e in questa seconda maniera bisogna dire che Dio ama alcune cose più di altre: Non vi sarebbe una cosa migliore di un’altra se Dio non volesse un bene maggiore ad una anziché ad un’altra.

 

  • Se Dio sempre ami di più le cose migliori. Vi sono delle cose migliori proprio perché Dio vuole ad esse un bene maggiore per cui, Dio ama di più le cose migliori. Per Dio, amare di più un essere, non vuol dire altro che dare a quest’essere un bene più grande, essendo la volontà di Dio la causa della bontà nelle cose.

 

Cos’è quindi che scioglie il nostro cuore quando vediamo qualcuno soffrire? E perché a volte questo non succede? Con tutta la buona volontà, uno può dire agli altri di nutrire chissà quali sentimenti ma dentro di sé, questi non sono a comando, non basta dirlo per averli. E quindi?

Dio ci chiede di amarLo sopra ogni cosa e di amare il nostro prossimo come noi stessi. Ce lo dice e ce lo suggerisce come regola di vita. Ma dopo che ce lo siamo ripetuti, dopo che abbiamo immagazzinato la nozione, cos’è che fa scattare l’acquisizione di tali precetti? Cos’è che fa sì che questi divengano nostri abiti? San Tommaso d’Aquino parla di sinderesi dicendo che: “la sinderesi è l’abito naturale che assicura alla ragione il possesso dei primi principi dell’agire morale e corrisponde all’intuizione dei primi principi in campo speculativo”. Cos’è un abito? L’abito è una disposizione secondo la quale uno è disposto bene o male, o in se stesso o in rapporto ad altro, così come è un abito la salute. E come facciamo ad avere la salute e poi a conservarla? Praticando sport, nutrendoci bene. E tutto questo lo facciamo con la nostra volontà. Il nostro libero arbitrio è determinante, altrimenti l’amore non sarebbe amore senza la libertà. Il seme divino,quello fecondo, viene messo in noi nel momento in cui, col Battesimo, diveniamo Figli di Dio. E qual’è il nutrimento necessario alla nostra anima, affinché l’amore sia la luce che emaniamo, in quel che facciamo o diciamo? Non possiamo ed umilmente (quando comprenderemo il valore dell’umiltà) non dobbiamo voler capire ogni cosa: non si può voler sapere tutto prima di decidersi per Dio! Amare è fiducia! Dobbiamo nutrirci di Colui che è l’Amore stesso, di Gesù che viene a noi ogni giorno, fino alla fine dei tempi nell’Eucarestia. Non si può catalogare ogni passo da compiere e nemmeno perdersi in migliaia di rituali che, senza il cuore, divengono fine a se stessi. Ognuno si gusti il piacere di scrivere la sua storia insieme a Dio. Come dice il Salmo: “Gustate e vedete com’è buono il Signore; beato l’uomo che in lui si rifugia.”

 

Remo Rosati

La voce dell’Oasi