Amare la Verità

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Amare la Verità

 

Chi non è con me, è contro di me”

Queste le parole di Gesù, pesanti come macigni, ma in fondo reali.

Però il punto è: “Perchè gli uomini non amano la Verità?”

Ci sono diversi modi di porsi dinanzi alla realtà:

con timore, con curiosità, con indifferenza, con insofferenza e con desiderio di verità.

 

 

Atti degli Apostoli – Il discorso di Paolo all’Areopago di Atene: Gesù, vertice della cultura Paolo predica all’areopago di Atene

15Quelli che scortavano Paolo lo accompagnarono fino ad Atene e se ne ripartirono con l’ordine per Sila e Timòteo di raggiungerlo al più presto.

Paolo ad Atene

16Mentre Paolo li attendeva ad Atene, fremeva nel suo spirito al vedere la città piena di idoli.17Discuteva frattanto nella sinagoga con i Giudei e i pagani credenti in Dio e ogni giorno sulla piazza principale con quelli che incontrava. 18Anche certi filosofi epicurei e stoici discutevano con lui e alcuni dicevano: «Che cosa vorrà mai insegnare questo ciarlatano?». E altri: «Sembra essere un annnunziatore di divinità straniere»; poiché annunziava Gesù e la risurrezione. 19Presolo con sé, lo condussero sull’Areòpago e dissero: «Possiamo dunque sapere qual è questa nuova dottrina predicata da te? 20Cose strane per vero ci metti negli orecchi; desideriamo dunque conoscere di che cosa si tratta». 21Tutti gli Ateniesi infatti e gli stranieri colà residenti non avevano passatempo più gradito che parlare e sentir parlare.

Discorso di Paolo davanti all’Areopago

22Allora Paolo, alzatosi in mezzo all’Areòpago, disse: «Cittadini ateniesi, vedo che in tutto siete molto timorati degli dei. 23Passando infatti e osservando i monumenti del vostro culto, ho trovato anche un’ara con l’iscrizione: Al Dio ignoto. Quello che voi adorate senza conoscere, io ve lo annunzio. 24Il Dio che ha fatto il mondo e tutto ciò che contiene, che è signore del cielo e della terra, non dimora in templi costruiti dalle mani dell’uomo 25né dalle mani dell’uomo si lascia servire come se avesse bisogno di qualche cosa, essendo lui che dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa.

26Egli creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini, perché abitassero su tutta la faccia della terra. Per essi ha stabilito l’ordine dei tempi e i confini del loro spazio, 27perché cercassero Dio, se mai arrivino a trovarlo andando come a tentoni, benché non sia lontano da ciascuno di noi. 28In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, come anche alcuni dei vostri poeti hanno detto: Poiché di lui stirpe noi siamo.

29Essendo noi dunque stirpe di Dio, non dobbiamo pensare che la divinità sia simile all’oro, all’argento e alla pietra, che porti l’impronta dell’arte e dell’immaginazione umana. 30Dopo esser passato sopra ai tempi dell’ignoranza, ora Dio ordina a tutti gli uomini di tutti i luoghi di ravvedersi, 31poiché egli ha stabilito un giorno nel quale dovrà giudicare la terra con giustizia per mezzo di un uomo che egli ha designato, dandone a tutti prova sicura col risuscitarlo dai morti».

32Quando sentirono parlare di risurrezione di morti, alcuni lo deridevano, altri dissero: «Ti sentiremo su questo un’altra volta». 33Così Paolo uscì da quella riunione. 34Ma alcuni aderirono a lui e divennero credenti, fra questi anche Dionigi membro dell’Areòpago, una donna di nome Dàmaris e altri con loro.

 

Se diciamo ad un figlio: “Non fare queste cose, tu non sai perché ma fidati di me, è così!” Questo può avere effetto per un certo periodo ma a lungo andare, soprattutto senza altre aggiunte esplicative o di esempio, la presa si allenterà, l’interesse scemerà e nostro figlio resterà persuaso che non abbiamo niente da dire.

Così succede per ciò che è la ricerca che ogni uomo è chiamato a fare, per ovvie necessità, nella propria vita. A volte sembra che l’interesse sia solo di chi si accolla la funzione di educatore.

San Domenico di Guzman, nei suoi dolorosi momenti di preghiera chiedeva al Signore: “Che ne sarà dei peccatori?”

Questo il sentimento che dovremmo avere, sentendoci fratelli, figli tutti di un solo Padre. Noi diciamo a parole, quel che ci hanno insegnato da piccoli e che, nonostante non sia molto di moda, oggi qualcuno osa ancora ripetere. Noi che non sappiamo distinguere tra l’amore fraterno e quello dei sensi. Solo con l’amore fraterno potremmo sentirci a casa in questa esistenza. Noi rivolgiamo spesso l’interesse verso le creature, scordandoci sempre della loro origine, di chi sia il loro Creatore. Come noi stessi non siamo nostri ma figli di cotanto Padre, allo stesso modo lo sono tutti gli uomini che vagano per il mondo.

Una persona non è salva perché entra nelle nostre grazie, e nemmeno noi facendo in tal modo i buoni samaritani, ma quando l’anima nostra, pensando alla possibile sorte altrui, non sa darsi pace, immedesimandosi nella tenebra che risiede nell’anima umana.

Lasciamo che sia Dio a guidare la nostra vita e mettiamo i nostri talenti al Suo servizio, per la Sua Gloria e per il bene di tutti. Nella “scienza” dell’amore sapremmo fare grandi disastri, senza affidarci alla Sua pedagogia.

 

Remo Rosati

 

L’autore Remo Rosati rivendica i diritti sui testi riportati nel sito a sua firma