Amare la Verità #2

Amare la Verità #2

Mi è capitato recentemente di scrivere una e-mail il cui senso era riguardo questo tema. Perchè la Verità è così poco amata? Quella e-mail l’ho scritta a p. Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria, ben consapevole di quanto fosse impegnato ma nel tentativo di averne uno spunto, e lo ringrazio comunque perchè so che ne suo cuore starebbe ore a discutere su tale argomento.

Mi chiedevo, sull’onda delle parole di Gesù che afferma quanto siano furbi i figli delle tenebre (Matteo 10,16), com’è possibile che siamo più attirati dalle cose più pruriginose, dalle vite di persone ribelli (non sempre negativo, dipende dal contesto) e scandalose, da fatti di cronaca nera, dalla cultura misterica in genere. I fatti strani, mirabolanti, i segni dal cielo, i miracoli di chissà quale natura, le veggenze, le apocalissi che terminano all’apertura di un interruttore.

Anni fa mi mise in crisi una frase di San Luigi Maria di Montfort, il quale affermava di non aver bisogno di segni, che avrebbe comunque vissuto nella Fede. Noi ci aspettiamo sempre dei segni ma c’è il rischio che in fondo è solo una sete di novità, per superare momentaneamente la paura del vuoto, della solitudine, della sofferenza e della morte. 

Perchè, noi occidentali abbiamo rimosso l’idea di Dio? Ricordo anni fa, un vecchio episodio di Star Trek, in cui un dio vivente su un pianeta disperso nell’universo, faceva di tutto per essere amato, adorato e glorificato ma l’uomo, consapevole della sua grandezza, a mò di superuomo nichilista, sceglieva di andarsene verso altri lidi, seguendo la propria volontà di libertà.

Ecco, il Dio che in fondo rimane come succo di tante parole profuse sulla nostra origine, è quella di un Essere di cui possiamo fare a meno, anacronistico, la cui declinazione di amore è lacrime e sangue, rinunce, morte, malattie, guerre. So di una signora che ha perso per malattia un fratello per lei caro e buono, che risponendo a chi le diceva di pregare ed andare in Chiesa, disse che non lo faceva perchè portava sfiga.

Ho notato, ascoltando degli audio di filosofia, come argomentando in fondo sul nulla, personaggi che galleggiano tra il nichilismo, l’esistenzialismo ed il dubbio cronico, passassero per degli eroi da seguire, da cui apprendere l’approccio alla capitano Kirk citato precedentemente, più veloci della luce lungo le vie infinite delle galassie.

Così come gli eroi musicali che muoiono ventisettenni e che divengono dei fari (spenti) per quel solo motivo, per essere stati ribelli verso ciò che il giovanilismo semina di qua e di là e che oggi è diventata la cultura dominante.

Ho scritto queste righe apologetiche verso qualcosa di cui potrei solo testimoniare il desiderio che sento della Vita, del Bene, della sete che cerca qualcuno che la estingua.

Gesù al pozzo con la Samaritana affermò di essere Lui Colui che poteva estinguere quella sete (Gv  4,5-42) e credo che in fondociò che il nostro cuore desidera è sentirsi a casa, come la sensazione che avevamo da bambini quando la mamma ci faceva sentire protetti, quando la maestra dava un senso di pienezza a quanto stavamo apprendendo dalla scuola e dalla vicinanza alle altre persone.

Un tempo, qualche decennio fa, il mondo era meno cnnesso e disponeva di meno risorse comunicative ma il senso di solitudine subentrato oggi, nonostante le mille possibilità, è ancor più lacerante. Allora si usavano le lettere, i telefoni fissi ma la completezza dell’informazione ce la mettevano le risorse umane. Oggi prevale Narciso, l’eroe di un giorno da leone da scrivania o da divano, l’urlo di un “sono vivo” che è come l’aria disperata che un pesce cerca di inglobare prima di smettere di sbattere il suo corpo.

 

Appartenere all’Amore

 

I ragazzi cantavano “Morti di Reggio Emilia”, là in Piazza del Campo,

ma io non la conoscevo,

non avevo soldi per essere comunista e studiare.

Anche “Pablo” era morto ammazzato ma era ancora vivo.

Chissà come?

Non c’è amore per la Verità e appartenere ad un clan non è amore,

è convenienza: condividere la sorte del branco.

Vendono le chiese perché non c’è ascolto della Parola che vive

e chi la deve proclamare vien sempre meno.

Ma la promessa è certezza nel sapere che alla fine prevarrà,

nessuno sarà morto invano se muore o vive nella Verità.

 

 

Remo Rosati

 

L’autore Remo Rosati rivendica i diritti sui testi riportati nel sito a sua firma

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