Update spirituale #3

Condividi sui social!

Update spirituale #3

L’orologio del tempo segna un’ora, di un giorno, di un anno del XXI secolo.

Il buon senso dice che l’oggi è il meglio che abbiamo saputo costruire.

Eppure guardandoci attorno, se non siamo assertori del “caos”, non possiamo certo dire di veder sprizzare gioia attorno a noi, di vedere fiducia nel futuro, soprattutto il futuro inteso come legato alle opere umane. Per chi ritiene che seguire Cristo sia la risposta alle domande della vita, guardarsi intorno vuol dire avere la sensazione di vivere uno strano sogno, dove la realtà è ribaltata e rimescolata con l’unico intento di non avere ordine.

Spesso il dibattito umano s’è incentrato sulle questioni tra chi crede in un Dio e chi crede in un universo che “s’è fatto da sé”, tanto per capirci. Arrivando poi a portare questa visione, in ogni campo delle cose umane: “Papa e Imperatore”, “potere religioso e potere politico”, borghesia e proletariato, spiritualismo e materialismo e via dicendo.

Oggi siamo in un mondo detto “globalizzato”, in cui la religione cattolica, pur nella sua importanza, rappresenta una parte minore, numericamente, tra le religioni mondiali.

Eppure molti di noi, parlano come se il mondo fosse ancora la realtà italiana dei decenni scorsi, come se tutti siano lì a prender nota e discutere dei temi proposti da qualche conferenza locale delle diocesi italiane, o cattolica di qualche altra parte del mondo.

Questo mondo insegna abbastanza presto che l’uomo è un animale intelligente, che è arbitro del suo destino, che è il dio di sé stesso, che non esiste una verità ma ognuno ha la sua verità.

E tutto questo cercando una felicità effimera. Qualcuno cerca di dire, con chissà quale convinzione, che la felicità è Dio, che Dio è amore, che un giorno vivremo nella pace. L’esempio che ci viene guardandoci attorno, è che a vita è fatta di sofferenza e di morte, di caducità e banalizzazione di ogni sentimento. Chi dovrebbe essere l’amico degli uomini? L’uomo deve avere un amico? Ha un amico? Molti saprebbero citare un nome, ma lo farebbero forse ripetendo dei mantra imparati a memoria, ma che non sgorgano forse dal loro cuore. Qualcuno dovrebbe essere pastore ed il pastore sente sì ‘odore delle pecore ma non aspetta che sia la pecora a dar lui motivazione: una persona che è nei problemi è quella persona che ha problemi, non può suonarsela e cantarsela.

Deve venire Gesù stesso a risolvere i problemi degli uomini?

“[…]neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi.” (Lc 16,19-31)

Spesso mi ripeto che “nessuno va contro il proprio interesse” ed è vero che l’uomo cerca la felicità, solo che lo fa secondo i canoni che gli sono propri, che emergono su ciò che ha dentro.

Sarebbe sciocco pensare che un uomo conoscesse la strada ma ne facesse comunque un’altra, pur sapendo che è errata. Se prende la strada sbagliata è perché non crede nella strada presunta giusta.

Oggi succede spesso di leggere critiche alla gestione della Chiesa, facendo riferimento a quanti la guidano, persino il Vicario di Cristo, adducendo il malcontento alla svalutazione che si è fatto del messaggio cristiano, del piegarsi alla moda del mondo.

Il fatto però è che bisogna parlare agli uomini di questo mondo, sapendo far leva sui valori eterni, che certamente non risentono della precarietà dei tempi:

bisogna mostrare la Verità quale Dio è e come ha pensato l’esistenza per gli uomini, per il Suo popolo.

Vogliamo mettere sulla bilancia questo e quel che propone l’uomo nichilista, che nella sua apatia e mancanza di vitalità, nega ogni parvenza di felicità, a favore di una vita senza senso, nel grigiore della tristezza, del dolore senza fondo della negazione dell’Amore.

Remo Rosati

per “L’Oasi di Engaddi”

 

-> continua nel prossimo post