Il sogno de L’Oasi di Engaddi

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SPECCHIO DEI TEMPI

(Dialoghi nel dormiveglia)

Eccoci qui di nuovo, cari lettori,

con la nostra rubrica “SPECCHIO DEI TEMPI”,

che intende approfondire le tematiche di questo nostro mondo in continua evoluzione. Questo mese la dedichiamo ad una comunità interessata alla cura della spiritualità dell’uomo, quale componente fondamentale del suo essere. Trattasi de L’Oasi di Engaddi che, come dicono le parole di presentazione sull’entrata dell’oasi: “Gesù, con gli apostoli, si recava in terre di gentili. Qui immaginiamo quella terra ai margini della cristianità, vicina alle persone che ancora devono conoscere Cristo”, vuole essere un’ambasciata celeste, un avamposto di speranza per l’uomo di oggi e di domani.

Giunto di buonora con il fuoristrada, insieme al mio autista, ho intravisto le prime di queste numerose palme e mi sono soffermato su quel paesaggio stagliato nel cielo roseo dell’alba nascente.

Quasi tutti dormivano ancora, solo la persona con cui avevamo appuntamento, venne incontro ad accoglierci. Ci salutammo, scambiammo qualche convenevolo, fummo invitati a fare colazione e, tutto d’un tratto mi ritrovai da solo, dinanzi ad un’altra persona, per realizzare l’intervista che avevo in programma.

La persona però era indistinta, nel senso che non ne coglievo l’aspetto fisico, come se parlassi a qualcuno in controluce: ne coglievo la presenza, ne sentivo la voce e vedevo la sua figura indistinta. Non volevo però dar troppo peso alla cosa, magari era un fatto momentaneo. Dopo i consueti convenevoli passammo a dialogare su quanto avevamo in programma. Iniziai allora a fare le mie domande, dopo una ripetizione da parte mia di come avevo intenzione di impostare il lavoro.

“Come vi sentite a operare in una situazione come quella odierna, dove c’è molta confusione sulle religioni, intese soprattutto come qualcosa di anacronistico, superstizioso: qualcosa che viene dal nostro passato e che ci portiamo dietro con la cultura popolare?”

“Vede, anch’io un tempo pensavo queste cose, come tutte le persone immerse nel mondo e che nel mondo devono sopravvivere. Può anche darsi, che essendo gente normale, la nostra cultura risenta di quanto lei ha detto, ma non mi sembra che dove questa cultura, come dice lei popolare non abbia influenze, vi siano situazioni che portino l’uomo a sentirle come una sorgente di pace e realizzazione. Molti parlano di fede quando si parla dell’anima dell’uomo, di Dio creatore ma qui, la fede non c’entra: per credere in Dio e nell’anima basta la semplice ragione, come dice San Tommaso d’Aquino nella Somma Teologica. Per spiegare la Trinità sì, ci vuole la fede, non per l’esistenza di Dio. Tutti coloro che leggono possono andare a leggersi questi punti. Molti oggi pensano di essere razionali negando l’esistenza di Dio ma le cose stanno proprio al contrario: è irragionevole negare l’esistenza di Dio”.

“E voi, come intendete la vostra opera all’interno di questo flusso di vita che passa tra le vostre palme?”

“Beh! E’ la speranza, la voglia di proclamare oggi e sempre la vita, contro ogni forma di morte che vuole zittire l’impulso che esce dall’anima dell’uomo e che reclama pace, il suo bisogno di amore, di condivisione. Tutto ciò che richiude l’uomo in se stesso è imbevuto di morte e non fa altro che portare alla disperata solitudine, a un corto circuito senza scopo, irragionevole appunto. C’è una frase di Paul Claudel che a noi piace molto e che sentiamo nostra. Dice: “Io non voglio morire, ma vivere!” Il bisogno di vivere aldilà di tutto questo, di questo tempo, di questo nostro mondo, è un desiderio insopprimibile del cuore dell’uomo di ogni tempo”.

“Voi che accogliete queste anime tra voi, sentite la responsabilità che avete nel proporre loro le vostre idee? Quando ritornano alle loro giornate, cosa ne è di tutto questo? Essi hanno la vita materiale a cui pensare e delle cose dette spirituali, riservano magari del tempo come diversivo, come antistress, come terapia riossigenante”.

“Certamente! Questa è la vita! Ma è la realtà delle cose? Nel senso che “cosa c’è di realistico in tutto questo?” E’ una conseguenza, un passaggio del nostro esistere, ma non è una situazione pregna di realtà, di verità. La verità è credere che siamo creature e che chi ci ha chiamati all’ ”essere” vuol renderci partecipi della Sua divinità. Uno può anche non crederci, in fondo siamo liberi, anche se questa non è poi la libertà che dovremmo praticare. La libertà dell’ “aut-aut” è una risposta alla chiamata. La “libertà” auspicabile in questa vita è affidarsi a Dio, lasciare a Lui l’opera della grande casa comune e noi fare la nostra parte, secondo la Sua volontà.

Facemmo una breve pausa, durante la quale mi fu offerto di bere qualcosa. Sentii dei rumori alle mie spalle… Poi un rumore di auto in arrivo, una portiera che si chiude, le campane che suonano…

Mi sveglio, guardo l’orologio e… Mi riconosco in quel giornalista che faceva le domande. Apro la finestra, guardo il sole albeggiare, intravedo le dune all’orizzonte e penso all’Oasi che attende di essere irrigata, pulita, nutrita dell’amore di Dio e degli uomini.

La redazione de L’Oasi di Engaddi

In cammino verso la Verità