L’uomo si é ammalato_Carenza di vitamina D_diagnosi e cura_

Condividi sui social!

Da un nostro tweet  : https://twitter.com/LOasiDiEngaddi

 

“Chi non ha niente da nascondere teme solo il giudizio di Dio ,

se non lo teme è perché crede solo in se stesso. “

meditiamo sulla “malattia del secolo” : 

“L’uomo si é ammalato_Carenza di vitamina D”

diagnosi e cura:

Liberami Signore, dall’orgoglio che non mi permette di riconoscere le mie debolezze.

Liberami dalla presunzione di non aver bisogno di te e degli altri, della tua grazia e del loro aiuto.

Donami la gioia di accogliere con rinnovata riconoscenza la linfa vitale che tu immetti nel circuito della mia vita.

Donami la perseveranza che mi induce a rimanere attaccato a te anche quando arriva il tempo doloroso della potatura e non solo la festa del raccolto.

Restare uniti a te non è facile.

Per cominciare ci chiedi di essere dei tralci, solo dei tralci: non siamo noi la vite, non siamo noi a portare la linfa, non siamo noi che salviamo.

Accettare il nostro ruolo, adattarsi ad essere solo una parte del tutto ci obbliga a morire ai nostri progetti di grandezza, alle nostre manie e illusioni di onnipotenza.

E tuttavia c’è qualcosa di più duro e doloroso che ci attende: è il momento della potatura…

Sì, perché il Padre tuo non esita a potare questo tralcio perché porti più frutto, a incidere questa esistenza per strappare via il male che si annida nel profondo, a tagliare via tutto ciò che ci impedisce di crescere: egoismo e invidia, gelosia e pigrizia, e quel brutale attaccamento alle nostre cose, alle nostre sicurezze, alle nostre garanzie.

No, non è facile essere il tralcio.

Ma solo restando uniti a te sentiamo scorrere in noi la vita.

Nell’ascoltare la tua Parola oggi ho sentito, o Signore, tutta la tua intensa commozione che provasti nell’invitare i tuoi apostoli durante l’ultima tua cena ad essere una sola cosa con te e tra loro.

Quel «rimanete in me ed io in voi» è una vibrazione del tuo amore ed ha il significato di «dimorare in te e tu in noi».

Fa’ davvero, Signore, che io prenda dimora dentro di te giacché ti appartengo come membro vivente del tuo corpo.

Fa’ davvero, Signore, che abbia sempre viva la certezza che anche tu dimori in me, giacché non puoi vivere lontano da me.

Dimoriamo insieme sempre, o Signore, perché ci apparteniamo l’uno all’altro, costituendo insieme il mirabile mistero del tuo corpo mistico, della tua santa Chiesa.