Liturgia e Lectio del giorno all’Oasi di Engaddi_15 Novembre 2017_

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Mercoledì della XXXII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

Grado della Celebrazione: Feria
Colore liturgico: Verde

Antifona d’ingresso
La mia preghiera giunga fino a te;
tendi, o Signore, l’orecchio alla mia preghiera. (Sal 88,3)

Colletta
Dio grande e misericordioso,
allontana ogni ostacolo nel nostro cammino verso di te,
perché, nella serenità del corpo e dello spirito,
possiamo dedicarci liberamente al tuo servizio.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

PRIMA LETTURA (Sap 6,1-11)
Ascoltate, o re, perché impariate la sapienza.

Dal libro della Sapienza

Ascoltate, o re, e cercate di comprendere;
imparate, o governanti di tutta la terra.
Porgete l’orecchio, voi dominatori di popoli,
che siete orgogliosi di comandare su molte nazioni.
Dal Signore vi fu dato il potere
e l’autorità dall’Altissimo;
egli esaminerà le vostre opere e scruterà i vostri propositi:
pur essendo ministri del suo regno,
non avete governato rettamente
né avete osservato la legge
né vi siete comportati secondo il volere di Dio.
Terribile e veloce egli piomberà su di voi,
poiché il giudizio è severo contro coloro che stanno in alto.
Gli ultimi infatti meritano misericordia,
ma i potenti saranno vagliati con rigore.
Il Signore dell’universo non guarderà in faccia a nessuno,
non avrà riguardi per la grandezza,
perché egli ha creato il piccolo e il grande
e a tutti provvede in egual modo.
Ma sui dominatori incombe un’indagine inflessibile.
Pertanto a voi, o sovrani, sono dirette le mie parole,
perché impariate la sapienza e non cadiate in errore.
Chi custodisce santamente le cose sante sarà riconosciuto santo,
e quanti le avranno apprese vi troveranno una difesa.
Bramate, pertanto, le mie parole,
desideratele e ne sarete istruiti.

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 81)
Rit: Àlzati, o Dio, a giudicare la terra.

Difendete il debole e l’orfano,
al povero e al misero fate giustizia!
Salvate il debole e l’indigente,
liberatelo dalla mano dei malvagi.

Io ho detto: «Voi siete dèi,
siete tutti figli dell’Altissimo,
ma certo morirete come ogni uomo,
cadrete come tutti i potenti».

Canto al Vangelo (1Ts 5,18)
Alleluia, alleluia.
In ogni cosa rendete grazie:
questa infatti è volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi.
Alleluia.

VANGELO (Lc 17,11-19)
Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero.

+ Dal Vangelo secondo Luca

Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
Eleviamo al Padre la nostra preghiera, chiedendogli che la voglia esaudire perché voce di Cristo suo Figlio. Diciamo insieme:
Signore, abbi pietà di noi.

Perché la Chiesa, immacolata nel suo Capo e nei suoi santi, giunga alla purificazione anche di tutti i suoi membri, clero e fedeli. Preghiamo:
Perché siamo docili allo Spirito che ci domanda d’essere come sale che tutto insaporisce, come luce che dona splendore. Preghiamo:
Perché l’umanità riconosca in te colui che può guarirla dalla lebbra della violenza e della vendetta. Preghiamo:
Perché il mondo del lavoro tenda sempre più alla giustizia e all’onestà. Preghiamo:
Perché gli anziani sappiano portare la croce della terza età uniti a Cristo, per la redenzione di chi è nel pieno vigore delle forze. Preghiamo:
Per gli insegnanti dei nostri figli.
Per chi ci ha arrecato offesa e danno.

Signore nostro Dio, la gioia di cui abbiamo fame, dipende da te e da noi. Il tuo apporto non viene mai a mancare, ma il nostro è soggetto a mille incostanze. Rinvigorisci i nostri propositi e rendici degni di portare il nome di Cristo tuo Figlio e nostro Signore. Amen.

Preghiera sulle offerte
Volgi il tuo sguardo, o Padre,
alle offerte della tua Chiesa,
e fa’ che partecipiamo con fede
alla passione gloriosa del tuo Figlio,
che ora celebriamo nel mistero.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona di comunione
Il Signore è mio pastore, non manco di nulla;
in pascoli di erbe fresche mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce. (Sal 23,1-2)

Oppure:
I discepoli riconobbero Gesù, il Signore,
nello spezzare il pane. (Lc 24,35)

Preghiera dopo la comunione
Ti ringraziamo dei tuoi doni, o Padre;
la forza dello Spirito Santo,
che ci hai comunicato in questi sacramenti,
rimanga in noi e trasformi tutta la nostra vita.
Per Cristo nostro Signore.

Commento
In questo Vangelo Gesù sottolinea l’importanza del ringraziamento, della riconoscenza. Egli ha guarito dieci lebbrosi, ma soltanto uno straniero ritorna a ringraziarlo. Gli altri erano abituati ai benefici di Dio, credevano di averne diritto e non hanno ritenuto doveroso ringraziare.
Noi che riceviamo moltissimo da Dio a volte siamo meno riconoscenti di quelli che, vissuti lontani da lui, quando lo conoscono sono pieni di meraviglia per la sua bontà. Se lasciamo che nel nostro cuore si insinui l’abitudine di non rendere grazie, ci allontaniamo dal Signore, perché il ringraziamento è necessario per completare il beneficio di Dio. Soltanto a questo straniero venuto a ringraziare Gesù ha potuto dire: “La tua fede ti ha salvato”. Gli altri hanno ricevuto la guarigione, se ne sono andati felici di essere guariti, ma non sono in relazione con Dio, non hanno la fede che salva.
Il rendimento di grazie, in un certo senso, chiude il circuito con Dio, stringe il legame con lui, ed è questa la cosa importante. Ricevere un beneficio in fondo è secondario: importante è essere in relazione con il benefattore, con colui che dà. Un bambino deve ricevere tutto quanto ha bisogno, ma non è importante che lo riceva a volte da uno e a volta da un altro, dal punto di vista materiale; importante è che egli si senta amato dalla mamma, altrimenti il suo cuore non si svilupperà, non potrà crescere nell’amore, perché gli sarà mancato il rapporto con una persona che lo ama.
Dio vuole che noi sentiamo il suo amore, vuole che lo riconosciamo, non perché è geloso dei suoi diritti, ma proprio perché non vuol darci solo dei benefici: vuol dare se stesso. Riconoscendo i suoi doni noi ci mettiamo in relazione con lui, completiamo quel rapporto che egli ha iniziato e che non può essere perfetto senza la nostra collaborazione. Per questo è importante l’azione di grazie, perché è riconoscere che Dio ci ama, invece di assaporare egoisticamente i suoi benefici richiudendoci in noi stessi. E un nutrimento per l’anima approfittare di ogni dono di Dio per avvicinarsi di più a lui, rallegrarsi del suo amore, della sua bontà.
E a questa gioia che Gesù ci chiama insistendo sul dovere della riconoscenza.
È anche chiaro che la riconoscenza, mettendoci nel giusto atteggiamento, è un grande aiuto nella vita spirituale. Chi non è riconoscente cade infallibilmente nell’egoismo e nell’orgoglio, mentre chi è riconoscente è liberato da queste tentazioni. Dovremmo essere riconoscenti non soltanto quando riceviamo un beneficio, ma in tutte le nostre azioni, come lo era Gesù che ringraziava continuamente il Padre. Anche durante la passione egli ringraziava il Padre, anzi la passione stessa è un sacrificio di ringraziamento, come dimostra l’istituzione dell’Eucaristia. Gesù rende grazie a Dio, riceve da Dio l’imminente passione come un suo meraviglioso dono, attraverso il quale il Padre glorifica il Figlio e permette al Figlio di glorificarlo.
Anche noi possiamo ringraziare Dio ricevendo da lui tutte le nostre azioni, facili o difficili che siano: così siamo nel giusto rapporto con lui e siamo liberati dalle insufficienze umane, dalle imperfezioni umane, dalle tentazioni. Quando tutto va bene, se non ringraziamo Dio, se non pensiamo che questo è un dono meraviglioso che ci aiuta a crescere nel suo amore e nell’amore per gli altri, istintivamente ci compiacciamo di noi stessi e snaturiamo la grazie che Dio ci ha appena dato, invece di vivere nell’amore. E quando le cose non vanno bene, se invece di indispettirci, di scoraggiarci apriamo gli occhi a vedere nella fede che Dio sta lavorando in noi per renderci somiglianti al suo Figlio che ha sofferto e per questo è stato glorificato, il nostro cuore è cambiato. Invece di sprofondare nell’amarezza ci voltiamo verso la vera luce e così troviamo la sorgente della generosità. La vera generosità non è lo sforzo titanico di rendersi eroici; la vera generosità si riceve da Dio con riconoscenza e amore.
Domandiamo al Signore di mettere in noi il desiderio di ringraziarlo sempre, quel desiderio che nella messa esprimiamo dicendo: “E cosa buona e giusta renderti grazie”. L’Apostolo Paolo ripete continuamente ai cristiani che devono rendere grazie e ne dà egli stesso l’esempio: all’inizio di tutte le sue lettere la sua anima si espande nel rendimento di grazie per tutto il bene che Dio compie per mezzo di lui e di tutte le Chiese. Chiediamo dunque al Signore di vivere ogni nostra giornata come “Eucaristia”, cioè rendimento di grazie, ricevendo da lui ogni nostra opera come un nutrimento: “Mio cibo è fare la volontà del Padre mio”.

 

LECTIO DIVINA: LUCA 17,11-19

Lectio:

Mercoledì, 15 Novembre, 2017

Tempo ordinario
1) Preghiera
Dio grande e misericordioso,
allontana ogni ostacolo nel nostro cammino verso di te,
perché, nella serenità del corpo e dello spirito,
possiamo dedicarci liberamente al tuo servizio.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…
2) Lettura
Dal Vangelo secondo Luca 17,11-19
Durante il viaggio verso Gerusalemme, Gesù attraversò la Samaria e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza, alzarono la voce, dicendo: “Gesù maestro, abbi pietà di noi!”
Appena li vide, Gesù disse: “Andate a presentarvi ai sacerdoti”. E mentre essi andavano, furono sanati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce; e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: “Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?” E gli disse: “Alzati e va’; la tua fede ti ha salvato!”
3) Riflessione
• Nel vangelo di oggi, Luca racconta la guarigione dei dieci lebbrosi, di cui uno solo ringrazia Gesù. Ed era un samaritano! La gratitudine è un altro tema assai tipico di Luca: vivere in atteggiamento di gratitudine e lodare Dio per tutto ciò che da Lui riceviamo. Per questo Luca dice molte volte che la gente rimaneva ammirata e lodava Dio per le cose che Gesù compiva (Lc 2,28.38; 5,25.26; 7,16; 13,13; 17,15.18; 18,43; 19,37; ecc). Il vangelo di Luca ci riporta diversi cantici ed inni che esprimono questa esperienza di gratitudine e di riconoscenza (Lc 1,46-55; 1,68-79; 2,29-32).
• Luca 17,11: Gesù in viaggio verso Gerusalemme. Luca ricorda che Gesù era in viaggio verso Gerusalemme, passando per la Samaria per recarsi in Galilea. Dall’inizio del suo viaggio (Lc 9,52) fino a qui (Lc 17,11), Gesù cammina per la Samaria. Solo ora sta uscendo dalla Samaria, passando per la Galilea per poter giungere a Gerusalemme. Ciò significa che gli insegnamenti importanti dati in questi ultimi capitoli dal 9 fino al 17 furono dati tutti su un territorio che non era giudeo. L’udire ciò deve essere stato motivo di molta gioia per le comunità di Luca, venute dal paganesimo. Gesù, il pellegrino, continua il suo viaggio verso Gerusalemme. Continua eliminando le disuguaglianze che gli uomini hanno creato. Continua il lungo e doloroso cammino dalla periferia verso la capitale, da una religione rinchiusa in se stessa verso una religione aperta che sa accogliere gli altri come fratelli e sorelle, figli e figlie dello stesso Padre. Questa apertura si manifesta anche nell’accoglienza data ai dieci lebbrosi.
• Luca 17,12-13: Il grido dei lebbrosi. Dieci lebbrosi si avvicinano a Gesù, si fermano a distanza e gridano: “Gesù, maestro, abbi pietà di noi!” Il lebbroso era una persona esclusa. Era emarginato e disprezzato, non aveva diritto a convivere con la sua famiglia. Secondo la legge della purezza, i lebbrosi dovevano andare in giro con vesti lacerate e capelli sciolti, gridando: “Impuro! Impuro!” (Lv 13,45-46). Per i lebbrosi, la ricerca della guarigione significava lo stesso che cercare la purezza per poter essere reintegrati nella comunità. Non potevano avvicinarsi agli altri. (Lv 13,45-46). Se qualcuno era toccato da un lebbroso diventava impuro e ciò gli impediva di poter dirigersi a Dio. Mediante questo grido, essi esprimevano la fede in Gesù che poteva curarli e restituire loro la purezza. Ottenere la purezza significava sentirsi di nuovo accolti da Dio e poter dirigersi a Lui per ricevere la benedizione promessa ad Abramo.
• Luca 17,14: La risposta di Gesù e la guarigione. Gesù risponde: “Andate a presentarvi ai sacerdoti!” (cf. Mc 1,44). Il sacerdote doveva verificare la guarigione ed attestare la purezza del guarito (Lv 14,1-32). La risposta di Gesù esigeva molta fede da parte dei lebbrosi. Dovevano andare dal sacerdote come se fossero già stati sanati, quando, in realtà, il loro corpo continuava ad essere coperto dalla lebbra. Ma loro credevano alla parola di Gesù e andarono dal sacerdote. Ed avvenne che, lungo il cammino, si manifestò la guarigione. Furono purificati. Questa guarigione evoca la storia della purificazione di Naaman di Siria (2Re 5,9-10). Il profeta Eliseo ordina all’uomo di lavarsi nel Giordano. Naaman doveva credere alla parola del profeta. Gesù ordina ai dieci di presentarsi ai sacerdoti. Loro dovevano credere alla parola di Gesù.
• Luca 17,15-16: Reazione del samaritano. “Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce; e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era un Samaritano”. Perché gli altri non ritornarono? Perché solo il samaritano? Secondo l’opinione dei giudei di Gerusalemme, il samaritano non osservava la legge come doveva. Tra i giudei c’era la tendenza ad osservare la legge per poter meritare o conquistare la giustizia. Grazie all’osservanza, loro avevano già accumulato meriti e crediti davanti a Dio. Gratitudine e gratuità non fanno parte del vocabolario delle persone che vivono così il loro rapporto con Dio. Forse per questo non ringraziano per il beneficio ricevuto. Nella parabola del vangelo di ieri, Gesù aveva formulato la stessa domanda: “Si riterrà obbligato verso il suo servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?” (Lc 17,9) E la risposta era: “No!” Il samaritano rappresenta le persone che hanno una chiara coscienza che noi, essere umani, non abbiamo meriti o diritto davanti a Dio. Tutto è grazia, cominciando dal dono della propria vita!
• Luca 17,17-19: L’osservazione finale di Gesù. Gesù osserva: “Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?” Per Gesù, ringraziare gli altri per il beneficio ricevuto è un modo di rendere a Dio la lode che gli è dovuta. Su questo punto, i samaritani davano lezioni ai giudei. Oggi sono i poveri coloro che svolgono il ruolo del samaritano, e ci aiutano a riscoprire questa dimensione della gratuità della vita. Tutto ciò che riceviamo deve essere considerato come un dono di Dio che viene a noi mediante il fratello e la sorella.
• L’accoglienza data ai samaritani nel vangelo di Luca. Per Luca, il posto che Gesù concedeva ai samaritani è lo stesso di quello che le comunità dovevano riservare ai pagani. Gesù presenta un samaritano come modello di gratitudine (Lc 17,17-19) e di amore verso il prossimo (Lc 10,30-33). Questo doveva essere assai scioccante, poiché per i giudei, samaritano o pagano era la stessa cosa. Non potevano avere accesso agli altri interni del Tempio di Gerusalemme, né partecipare al culto. Erano considerati portatori di impurezza, impuri fin dalla culla. Per Luca, invece, la Buona Notizia di Gesù si rivolge in primo luogo alle persone e ai gruppi considerati indegni di riceverla. La salvezza di Dio che ci giunge in Gesù è puro dono. Non dipende dai meriti di nessuno.
4) Per un confronto personale
• E tu, ringrazi in genere le persone? Ringrazi per convinzione o per semplice usanza? E nella preghiera: ringrazi o dimentichi?
• Vivere con gratitudine è segno della presenza del Regno in mezzo a noi. Come trasmettere agli altri l’importanza di vivere nella gratitudine e nella gratuità?
5) Preghiera finale
Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla;
su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce. (Sal 22)

 

Preghiera a San Michele Arcangelo, 
da recitarsi al termine della S. Messa

Il 13 ottobre 1884, al termine della celebrazione della S. Messa, Leone XIII udì una voce dal timbro gutturale e profondo che diceva: “Posso distruggere la tua Chiesa: per far questo ho bisogno di più tempo e di più potere” Il Papa udì anche una voce più aggraziata che domandava: “Quanto tempo? Quanto potere?”
La voce gutturale rispose: “Dai settantacinque ai cento anni e un più grande potere su coloro che si consegnano al mio servizio”; la voce gentile replicò: “Hai il tempo…” Profondamente turbato, Leone XIII dispose che una speciale preghiera, da lui stesso composta, venisse recitata al termine della S. Messa.

San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia: sii tu nostro sostegno contro la perfidia e le insidie del diavolo.
Che Dio eserciti il suo dominio su di lui, te ne preghiamo supplichevoli.
E tu, o principe della milizia celeste, con la potenza divina,
ricaccia nell’Inferno satana e gli altri spiriti maligni i quali errano nel mondo per perdere le anime.
Amen.