LETTURE INSIEME: CRISTO NEI SUOI MISTERI_BEATO COLUMBA MARMION O. S. B._#4

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  1. Triplice ragione per cui i misteri di Gesù sono anche i nostri: Cristo li ha vissuti per noi; Gesù vi si manifesta nostro modello; egli ce ne rende partecipi come membri del suo mistico corpo.

Noi avremo la gioia, nelle conferenze successive, di soffermarci davanti a ciascuno dei principali misteri di Gesù, di contemplare i suoi atti e di raccogliere le sue parole. Vedremo quanto vi è di ineffabilmente divino e di profondamente umano in tutti gli atteggiamenti del Verbo incarnato; vedremo che ciascuno di questi misteri possiede un suo proprio insegnamento, diffonde una sua luce particolare e rappresenta per le anime nostre la sorgente di una grazia speciale il cui fine è la «formazione in noi di Gesù».

Quello che vorrei dimostrarvi in questa prima conferenza è che i misteri di Gesù possiedono questa caratteristica, che essi sono tanto i suoi quanto i nostri.

E’ questa una verità fondamentale che noi non mediteremo mai abbastanza all’inizio dei nostri trattenimenti e che in seguito non dovremo mai perder di vista perché è singolarmente feconda per la nostra vita soprannaturale. Per una pia anima infatti il sapersi intimamente unita per mezzo dello stesso Gesù a ciascuno dei suoi misteri, costituisce una inesauribile sorgente di confidenza. Questa convinzione fa nascere nell’anima atti di riconoscenza e di amore che l’abbandonano intieramente a colui che si è dato e si è unito a lei con tanta generosità. Ma questa verità non è una chimera od un sogno? O è una realtà? Si, essa è una realtà, una divina realtà; però soltanto la fede l’accetta, come solo l’amore ce la dona: Et nos… credimus caritati. (I Joan. IV, 16)

Perché i misteri di Cristo sono anche i nostri? –

Per una triplice ragione.

Prima di tutto perché Gesù Cristo li ha vissuti per noi.

Indubbiamente l’amore verso il Padre è stato il movente profondo di tutti gli atti della vita del Verbo incarnato. Al momento di compiere l’opera sua Gesù dichiara ai suoi Apostoli che «per amore del Padre egli sta per sacrificarsi»: Ut cognoscat mundus quia diligo Patrem. (Joan. XIV, 31) In quella preghiera ammirabile che egli indirizza allora a suo Padre, Gesù dichiara di avere compiuta la sua missione di glorificarlo sulla terra: Ego te clarificavi super terram; opus consummavi quod dedisti mihi ut faciam. (Ibid. XVII, 4) Egli ha potuto dire di fatti con piena verità che in ciascun istante della sua vita altro non ha cercato che la volontà del Padre suo: Quae placita sunt ei facio semper. (Ibid. VIII, 29)

Ma l’amore verso il Padre non è il solo amore che faccia palpitare il Cuor di Gesù poiché egli ama anche noi e ci ama in modo infinito. – Poiché egli è disceso dal cielo proprio per noi, per riscattarci e per sottrarci alla morte: Propter nos et propter nostram salutem; e per darci la vita: Ego veni ut vitam habeant et abundantius habeant. (Ibid. X. 10) Egli non aveva bisogno di soddisfare e di meritare per sé, essendo Figlio di Dio eguale al Padre alla cui destra egli siede nel più alto dei cieli; ma tutto ha sopportato per noi. Se si è incarnato, se è nato a Bethlehem, se è vissuto nell’oscurità di una vita laboriosa, se ha predicato e compiuti dei miracoli, se è morto, risuscitato, salito al cielo, se ha mandato lo Spirito Santo, se è presente nell’Eucaristia, tutto ciò l’ha fatto per nostro amore. «Cristo, dice S. Paolo, ha amato la Chiesa, cioè il Regno che dev’essere formato dagli eletti, e per lei si è sacrificato, per purificarla, santificarla, e fare di lei una conquista immacolata. (Eph. V, 27)

In questo modo tutti i misteri sono vissuti da Gesù Cristo per noi perché ci fosse concesso di essere un giorno con lui là dove egli è di diritto, nella gloria del Padre suo. Sì, ciascuno di noi può dire con S. Paolo: Dilexit me et tradidit semetipsum PRO ME, (Galat. II, 20) «Gesù mi ha amato e si è sacrificato per me». Il suo sacrificio non è che il coronamento dei misteri della sua vita terrestre, e poiché mi ha amato, ha tutto adempiuto per me. Grazie, o mio Dio, per questo ineffabile dono che voi ci avete fatto nella persona del Figlio vostro, nostra redenzione e salvezza: Gratias Deo super inenarrabili dono ejus. (II Cor IX, 15)

Una seconda ragione per la quale i misteri di Gesù appartengono anche a noi è che in ciascuno di essi Cristo si rivela nostro modello.

Egli è venuto per essere nostro modello. Egli infatti non si è incarnato soltanto per annunziarci la salvezza e per compiere la nostra redenzione, ma per essere altresì l’ideale delle anime nostre. Gesù Cristo è Iddio che vive in mezzo a noi, che è apparso, che si è reso visibile, tangibile, alla nostra portata, e che insegna a noi con la sua vita non meno che con le sue parole il cammino della santità. Non abbiamo bisogno di cercare al di fuori di lui il modello della nostra perfezione.

Ognuno dei suoi misteri è una rivelazione delle sue virtù.

La povertà della sua culla, il lavoro silenzioso della sua vita nascosta, lo zelo della vita pubblica, l’annientamento del suo sacrifizio, la gloria del suo trionfo sono virtù che noi dobbiamo imitare, sentimenti che dobbiamo far nostri, modi di essere a cui dobbiamo prender parte. Nell’ultima Cena, nostro Signore diceva ai suoi Apostoli dopo la lavanda dei piedi con la quale aveva loro dato, Lui Maestro e Signore, un esempio di umiltà: «Io vi ho dato l’esempio perché facciate come mi avete visto fare». (Joan. XIII, 15) Egli avrebbe potuto dire la stessa cosa di ogni altro suo atto. Egli ha detto del resto: «Io sono la via»: Ego sum via, (Ibid. XIV, 5) ma egli non è la via che per precederci: «Colui che mi segue non cammina nelle tenebre, ma giunge fino alla vita eterna ». (Ibid. VIII, 12) Gesù, coi suoi misteri ha, per così dire, segnate tutte le tappe che noi, nella nostra vita soprannaturale, dobbiamo rifare dopo di lui, con lui; o meglio, egli stesso trae seco l’anima fedele «nella via che a guisa di gigante percorre»: Exultavit ut gigas ad currendam viam.

(Ps. XVIII, 6)

«Io vi ho creati a mia immagine e somiglianza, diceva nostro Signore a Santa Caterina da Siena; (*Vita scritta dal B. Raimondo da Capua, Dialogo) che anzi, assumendo la vostra natura io stesso mi son fatto a voi somigliante. Perciò io non desisto mai dal mio lavoro al fine di rendervi a me somiglianti, per quanto ne potete esser capaci; adoperandomi di rinnovare nelle vostre anime, allorché esse procedono verso il cielo, tutto ciò che si è verificato nel corpo mio».

Ecco perché la meditazione dei misteri di Cristo è cosi feconda per l’anima. La vita, la morte, la gloria di Gesù sono il modello della nostra vita, della nostra morte, della nostra gloria. Non dimenticate mai questa verità: l’eterno Padre in tanto ci accoglie con gradimento in quanto vede in noi riprodotta la somiglianza col Figlio suo. Perché? Perché da «tutta l’eternità egli ci ha predestinati a questa rassomiglianza» (Rom. VIII, 29). Non c’è per noi altra forma di santità che quella che Cristo ci ha additata; la misura della nostra perfezione è fissata dal grado della nostra imitazione di Gesù.

(* Alla medesima l’Eterno Padre si degnava dire: «Sappilo bene, figlia mia, tutti i misteri, tutte le azioni compiute in questo mondo da mio Figlio, con i discepoli, o all’infuori dei discepoli, erano rappresentative di tutto ciò che avviene nell’Interno dell’animo dei miei servi e di tutti gli uomini. Da tutti questi fatti si può ricavare un insegnamento e una regola di condotta. Se saranno meditati alla luce della ragione, le più rozze intelligenze come le più sottili possono cavarne profitto, prendendone ciascuno, ove lo voglia, la parte sua. Dialogo. )

[…] CONTINUA  # 4