LETTURE INSIEME: CRISTO NEI SUOI MISTERI_BEATO COLUMBA MARMION O. S. B._#34

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  1. Disposizioni che bisogna avere perché la venuta di Cristo produca nelle anime nostre la pienezza dei suoi frutti: purezza di cuore, umiltà, fiducia e santi desideri. – Unirci ai sentimenti della Vergine Maria, madre di Gesù.

Quali sono queste disposizioni? Possono ridursi a quattro:

La purezza del cuore.

– Osservate: chi era meglio disposto alla venuta del Verbo sulla terra? Senza alcun dubbio la Vergine Maria. Quando il Verbo venne in questo mondo, trovò il cuore di questa Vergine perfettamente preparato e capace di ricevere le larghezze divine di cui la voleva colmare. E quali erano le disposizioni di quest’anima?

Senza dubbio le possedeva tutte in un modo perfetto; ma una brilla, tra queste, di particolare splendore: la verginità e la purezza. Maria é vergine; la sua verginità è per lei cosi preziosa che non può a meno di fare un’osservazione all’angelo quando questi le propone il mistero della maternità divina. Non solo ella è vergine, ma la sua anima è senza macchia. La liturgia ci rivela che il disegno proprio di Dio, accordando a Maria il privilegio unico dell’immacolata Concezione, era «di preparare al suo Verbo una dimora degna di lui» (Preghiera della festa dell’Immacolata Concezione). Maria doveva essere la Madre di Dio; e questa eminente dignità esigeva che fosse non solo vergine, ma che la sua purità sorpassasse quella degli angeli e fosse un riflesso degli splendori santi nei quali l’eterno Padre genera il Figlio (Ps, CIX, 3).

Dio é santo, tre volte santo, gli angeli, gli arcangeli, i serafini cantano questa infinita purezza (Is. VI. 3). Il seno di Dio, di uno splendore immacolato, é la dimora naturale del Figlio unico di Dio; il Verbo è ognora in sinu Patris; ma, incarnandosi, egli ha voluto essere altresì, per una ineffabile condiscendenza, in sinu Virginis Matris; occorreva che il tabernacolo che le offriva la Vergine gli rammentasse, con la sua incomparabile purezza, l’indefettibile chiarezza della luce eterna ove, come Dio, egli vive sempre (Serm. XII in app. alle Opere di S. Ambrogio).

Ecco la prima disposizione che attira Gesù: una grande purezza.

Ma noi siamo peccatori, noi non possiamo offrire al Verbo, a Cristo Gesù, questa purezza immacolata che egli tanto ama.

Come potrà essere sostituita in noi?

Dall’umiltà.

Dio possiede nel suo seno il Figlio delle sue compiacenze; ma egli stringe sul suo cuore anche un altro figlio, – il figliuol prodigo. ­ Lo stesso nostro Signore ce lo assicura. Quando, dopo i suoi errori, il prodigo ritorna a suo padre, si umilia nella polvere, si riconosce un miserabile, un indegno; e allora, il padre suo, immediatamente lo riceve tra le braccia della sua misericordia (Luc. XV, 20).

Non dimentichiamoci che il Figlio non vuole se non ciò che vuole suo Padre; se egli si incarna ed appare sulla terra lo fa per cercare i peccatori e condurli al Padre (Matth. IX, 13; Marc. II, 17; Luc. V, 32). Questo è cosi vero che nostro Signore ostenterà, più tardi, con grande scandalo dei Farisei, di trovarsi in compagnia dei peccatori, di sedersi alla loro medesima tavola, e permetterà alla Maddalena di baciargli i piedi e di bagnarglieli di lacrime.

  Se noi non abbiamo la purezza della Vergine Maria, domandiamo almeno l’umiltà della Maddalena, l’amore del pentimento e della penitenza.

«O Cristo Gesù, io non sono degno che voi entriate in me; il mio cuore non sarà per voi un soggiorno di purezza perché la miseria vi ha sua dimora; ma questa miseria io la riconosco; la confesso; venite a liberarmene voi che siete la stessa misericordia e la stessa potenza!» Questa preghiera, in unione con lo spirito di penitenza, attira Gesù, perché l’umiltà che s’abbassa nel suo niente rende omaggio con ciò stesso alla bontà e alla potenza di Gesù. (cfr. Joan. VI, 37).

La considerazione della nostra infermità non deve dunque sgomentare il nostro coraggio: Dio ce ne guardi! Più sentiamo anzi la nostra debolezza, più dobbiamo aprire l’anima alla confidenza perché la salute non viene che da Cristo.

«Voi che avete il cuore turbato, prendete coraggio, non temete; ecco Dio, il nostro Dio che è per venire e che ci salverà» (Communio della 3a Domenica dell’Avvento; cf. Is. XXXV, 4).

Osservate la confidenza dei Giudei nel Messia. Per essi, il Messia era tutto, riassumeva tutte le aspirazioni d’Israele, tutti i voti del popolo, tutte le speranze della nazione; il solo contemplarlo doveva placare ogni ambizione, l’assistere alla fondazione del suo regno doveva colmare tutti i desideri. I voti dei Giudei si facevano fiduciosi e impazienti: «Venite, Signore, non tardate»; (Alleluja della 4.a Domenica dell’Avvento) – «mostrateci solo la vostra faccia e avremo la salvezza!». (Ps. LXXIX, 4) Oh quanto più questo si verifica per noi che possediamo Cristo Gesù, vero Dio e vero uomo! Oh se ben comprendessimo che cos’è la santa umanità di Gesù, avremmo in essa una confidenza incrollabile; perché in essa risiedono tutti i tesori di sapienza e di scienza, in essa dimora la stessa divinità, e quest’Uomo-Dio che viene a noi è l’Emmanuel, «Dio con noi», è il nostro fratello maggiore. Il Verbo ha sposato la nostra natura, ha preso su di sé le nostre infermità per provare che cos’è il dolore; egli viene a noi per farci parte della sua vita divina e per darci tutte le grazie che noi possiamo sperare possedendone egli la pienezza.

Le promesse che, per la voce dei profeti, Dio faceva al suo popolo per eccitare il suo desiderio del Messia, sono magnifiche. Ma molti Giudei intendevano queste promesse in senso materiale e grossolano, d’un regno materiale e politico. I beni promessi ai giusti che aspettavano il Salvatore non erano che la figura delle ricchezze soprannaturali che noi troviamo nel Cristo. I più degli Israeliti vivevano di simboli terreni, mentre noi viviamo di una divina realtà, cioè a dire della grazia di Gesù. La liturgia dell’Avvento ci parla continuamente di misericordia, di redenzione, di salute, di liberazione, di luce, di abbondanza, di gioia, di pace. «Ecco che il Signore e per venire; nel giorno della sua nascita il mondo sarà inondato di luce (Antif. delle Laudi della 1.a Dom. dell’Avv.); esulta dunque di gioia, o Gerusalemme, poiché il tuo Salvatore è per venire» (Antif. delle Laudi della 3.a Dom. dell’Avv.), – «la pace riempirà la terra quando egli si mostrerà» (Resp. del Matt. della 3.a Dom. dell’Avv.). Tutte le benedizioni che possono colmare un’anima, Cristo le porta con sé (Rom. VIII, 32).

Abbandoniamo dunque i nostri cuori ad una assoluta confidenza in colui che deve venire. Credere che suo Figlio Gesù può tutto per la santificazione delle anime nostre è lo stesso che rendersi accettissimi al Padre perché questo vale lo stesso che proclamare essere Gesù eguale a lui e il Padre «tutto avergli donato». Questa confidenza non può essere delusa. Nella messa della prima domenica dell’Avvento, la Chiesa ce ne dà recisa assicurazione per ben tre volte: «Coloro che vi aspettano, Signore, non saranno confusi».

Questa fiducia si esprimerà specialmente in ardenti desideri di vedere il Cristo venire in noi per regnarvi sempre più: Adveniat regnum tuum!

Questi desideri ce li formula la liturgia. Nel medesimo tempo che essa mette sotto i nostri occhi e ci fa rileggere le profezie, specialmente quelle d’Isaia, la Chiesa mette sulle nostre labbra le aspirazioni e i sospiri degli antichi giusti. Essa vuole vederci preparati alla venuta di Cristo nelle anime nostre come Dio voleva che i Giudei fossero disposti a ricevere suo Figlio: «Inviate, Signore, colui che voi avete promesso (Gen. XLIX, 8). Venite, Signore, venite a rimettere i peccati del vostro popolo! (Alleluia della 4.a Dom. dell’ Avv.) Signore, manifestate la vostra misericordia e fate apparire l’autore della nostra salute! (Offertorio della 2.a Dom. dell’Avv.). Venite a liberarci, Signore, Dio onnipotente! Eccitate la vostra potenza e venite!» (Preghiera della 4.a Dom. dell’Avv.).

La Chiesa incessantemente ci fa ripetere queste aspirazioni; facciamole nostre, appropriamocele con fede, e Gesù Cristo ci arricchirà di grazie.

Senza dubbio, voi lo sapete, Dio è padrone dei suoi doni; è sovranamente libero e nessuno gli può domandar conto delle sue preferenze, ma, ordinariamente, la sua Provvidenza è «attenta alle suppliche degli umili che le espongono i loro desideri» (Ps. IX, 17). Cristo si dona nella misura del desiderio che noi abbiamo di riceverlo; poiché: «i desideri accrescono la capacità dell’anima che li formula» (Ps. LXXX, 11).

Se vogliamo dunque che la celebrazione della Natività di Cristo procuri una grande gloria alla Santissima Trinità, che sia di conforto al cuore del Verbo Incarnato, e una sorgente di grazie abbondanti per la Chiesa e per noi, cerchiamo di purificare i nostri cuori, conserviamo un’umiltà piena di confidenza, e, sopra tutto, dilatiamo l’anime nostre con l’ampiezza e la veemenza dei nostri desideri.

Domandiamo anche alla Vergine Maria di farci partecipare ai sentimenti che l’animavano nei giorni benedetti che precedettero la nascita di Gesù.

La Chiesa ha voluto – (qual cosa d’altronde più giusta?) – che il suo pensiero riempisse la liturgia dell’Avvento; per cui incessantemente ci fa cantare la «divina fecondità di una Vergine, mirabile fecondità che riempie di stupore la natura» (Antif. Alma Redemptoris Mater).

Il seno verginale di Maria era un immacolato sacrario donde ella faceva salire il purissimo incenso della sua adorazione e dei suoi omaggi.

La vita interiore della Vergine, in quei giorni, era qualche cosa di ineffabile. – Ella viveva in intima unione col Figlio di Dio che portava nel seno. L’anima di Gesù era immersa, per la visione beatifica, nella luce divina: questa luce raggiava sulla madre, per cui, agli occhi degli angeli, Maria appariva come «la donna vestita di sole» (Apoc. XII, 1), tutta irradiata di celesti chiarezze, tutta scintillante dei raggi della luce del Figlio suo. Oh come i suoi sentimenti erano all’altezza della sua fede! Oh come essa riassumeva in se stessa (ma superandoli conferendo loro, con la purezza e l’intensità dei movimenti della sua anima, un valore non mai conosciuto), tutte le aspirazioni, tutti gli slanci, tutti i voti dell’umanità aspettante il suo Salvatore e il suo Dio!

Quale santo ardore nei suoi desideri! Quale incrollabile sicurezza nella sua confidenza! Quale intensità nel suo amore!

Essa è, questa Vergine umile, la regina dei patriarchi, poiché essa appartiene alla loro stirpe santa, e perché il fanciullo che essa deve mettere al mondo è il figlio che riassume nella sua persona tutta la magnificenza delle antiche promesse.

Essa è altresì la regina dei profeti, perché partorirà il Verbo di cui tutti i profeti parlavano, poiché suo Figlio adempirà ogni profezia e annunzierà egli stesso a tutti i popoli «la buona novella della redenzione» (Luc. IV, 19).

Chiediamole umilmente di farci partecipare alle sue disposizioni. Ella esaudirà la nostra preghiera; e noi avremo la gioia immensa di vedere Cristo nascere di nuovo nei nostri cuori con la comunicazione di una grazia più abbondante, e noi potremo, come la Vergine, per quanto in più tenue misura, gustare la verità di queste parole di San Giovanni: «Il Verbo era Dio… E il Verbo si è fatto carne ed ha abitato tra noi; noi l’abbiamo visto pieno di grazia e dalla sua pienezza noi tutti abbiamo attinto, grazia su grazia» (Joan. I. 14, 16).

[…] CONTINUA  # 35