LETTURE INSIEME: CRISTO NEI SUOI MISTERI_BEATO COLUMBA MARMION O. S. B._#17

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Dobbiamo inoltre imitare il Verbo anche in quanto è Egli l’immagine del Padre. – La sacra Scrittura ci dice che Dio ci ha creati a sua immagine e somiglianza. Portiamo in noi, come creature, le impronte della potenza, della sapienza e della bontà divina. Ma la somiglianza con Dio l’acquistiamo sopratutto mediante la grazia santificante, essendo questa grazia, come si esprime S. Tommaso, una somiglianza partecipata della natura divina: Participata similitudo divinae naturae (III, q. LXII, a. 1).

La grazia insomma è deiforme, a voler adoperare un termine teologico, perché essa mette in noi una somiglianza divina. Quando contempla il suo Verbo, il Padre, alla vista della perfezione del Figlio, che, nascendo da lui, riflette in un modo così adeguato la sua perfezione, esclama: «Tu sei il mio Figlio diletto in cui ho poste tutte le mie compiacenze». Si verifica qualche cosa di analogo in un’anima adornata della grazia: il Padre pone in essa le sue compiacenze. «Se alcuno mi ama, diceva Gesù, mio Padre l’amerà, e noi verremo in lui e porremo in lui la nostra dimora» (Joan. XIV, 23).

La grazia santificante è il primo e fondamentale elemento della nostra assimilazione a Dio e della somiglianza divina, ma è certo che noi dobbiamo essere l’immagine del nostro Padre anche per le nostre virtù. – Cristo stesso ce lo ha detto: «Siate perfetti come è perfetto il vostro Padre celeste» (Matth. V, 48). Imitate la sua bontà, la sua mansuetudine, la sua misericordia; per tal modo riprodurrete in voi i suoi lineamenti. «Siate, diceva S. Paolo dopo Gesù, gli imitatori di Dio come si conviene a figli diletti» (Eph. V, 1).

Indubbiamente questa rassomiglianza non è possibile vederla con gli occhi carnali per quanto essa si riveli al di fuori con le opere della santità; essa si forma e si perfeziona nell’anima, e se quaggiù il suo splendore è velato e la sua magnificenza nascosta, verrà però il giorno in cui essa sboccerà e si svelerà agli occhi di tutti; «Quando vedremo Dio tale quale è noi saremo simili a lui» perché allora noi saremo dei tersi specchi su cui verrà a risplendere la divinità: Similes ei erimus, quoniam videbimus eum siculi est (I Joan. III, 2).

Infine, noi dobbiamo, come il Verbo, donarci interamente al nostro Padre celeste, per amore. – Tutto in noi deve venire da Dio per la grazia, tutto in noi deve ritornare al nostro Padre per un movimento di amore. Bisogna che Dio sia non soltanto il principio ma anche il fine di tutte le nostre opere.

Perché le nostre opere siano accette al nostro Padre celeste, bisogna che siano animate dall’amore. Qualunque cosa noi facciamo di grande o di piccolo, di splendente o di oscuro, noi dobbiamo cercare in tutto soltanto la gloria del nostro Padre, agire per glorificare il suo nome, estendere il suo regno, fare la sua volontà: qui sta il segreto di ogni santità.

  1. In qual modo Cristo è il mezzo stabilito da Dio per realizzare in noi la partecipazione alla figliazione del suo Verbo.

Le meraviglie dell’adozione divina sono così grandi che il linguaggio umano è impotente ad esaurirle. E’ certamente una cosa mirabile che Dio ci adotti per figli suoi, ma il mezzo che egli ha scelto per realizzare in noi questa adozione è più mirabile ancora. E qual è questo mezzo? Il suo proprio Figliuolo: In dilecto Filio suo (Eph. I, 6). Altrove è stata già chiarita (cfr. La nostra predestinazione adottiva in G. C., § IV, nel volume: Cristo vita dell’anima, cit.) questa verità, ma essa è così vitale che bisogna ritornarci sopra.

Dio ci ha creato per mezzo del Verbo.

– Dopo aver detto che «in principio il Verbo era Dio», S. Giovanni aggiunge: «E tutte le cose sono state fatte per lui e niente è stato fatto senza di lui». Qual è il significato di queste parole? Nella santa Trinità il Verbo non è soltanto l’espressione di tutte le perfezioni del Padre, ma anche di tutte le possibili creature che hanno nell’essenza divina il loro prototipo e il loro esemplare. Quando Dio crea, produce degli esseri che realizzano uno dei suoi pensieri. – Inoltre egli crea con la potenza della sua parola: «Egli ha parlato e tutte le cose sono state fatte»: Ipse dixit et facta sunt (Ps. CXLVIII. 5). Perciò si legge nelle sante Scritture che Dio crea col Verbo tutte quante le cose.

E’ evidente dunque l’intima relazione col Verbo determinata in noi dalla creazione. Per il solo fatto della nostra creazione noi rispondiamo a un’idea divina, noi siamo il frutto di un pensiero eterno contenuto nel Verbo. Dio conosce perfettamente la sua essenza; esprimendo questa conoscenza egli genera il Verbo e nel suo Verbo egli vede l’esemplare di tutte le creature. A questo modo ciascuno di noi rappresenta un pensiero divino e la nostra santità individuale consiste nel realizzare questo pensiero concepito da Dio prima della nostra creazione. In questo senso dunque noi procediamo da Dio per il Verbo e noi dobbiamo, come il Verbo, essere l’espressione pura, perfetta, del pensiero di Dio su di noi.

– Ciò che ostacola la realizzazione di questo pensiero, è l’alterazione che noi portiamo all’opera di Dio: perché alterare il divino, è l’opera, purtroppo, che ci appartiene in proprio, nella creazione; in proprio, cioè, soltanto nostra, Dio escluso. Cosi tutto ciò che viene da noi si trova in disaccordo con la volontà divina: il peccato, le infedeltà, le resistenze alle ispirazioni dell’alto, le nostre viste puramente umane e naturali: ecco altrettante cose con le quali noi guastiamo l’idea divina in noi.

Se non che, questa relazione col Verbo è ben più profonda ancora nell’opera della nostra adozione. L’apostolo S. Giacomo ci dice che «ogni dono, ogni grazia discende dall’alto, dal nostro Padre celeste» ed aggiunge: «Di propria volontà il Padre ci ha generati con la parola della verità»: Voluntarie genuit nos verbo veritatis.

L’adozione divina mediante la grazia che ci rende figli di Dio si compie per mezzo del Verbo. E’ questa una verità sulla quale S. Paolo ritorna con la maggiore frequenza. Come S. Giacomo egli proclama che tutte le benedizioni vengono dal Padre e si riannodano al decreto della nostra adozione in Gesù Cristo suo Figlio diletto. Nel disegno divino noi non diveniamo figli di Dio che in Gesù Cristo, Verbo incarnato: Elegit nos in ipso (Eph. I, 3-4). Il Padre non ci riconoscerà per figli suoi se noi non avremo i lineamenti del suo Figlio Gesù (Rom. VIII, 29), così che solo in qualità di coeredi di Cristo dobbiamo un giorno entrare nel seno del Padre.

Ecco il decreto divino. Consideriamo ora la realizzazione, nel tempo, di questo eterno disegno, o meglio, la maniera con cui è stato restaurato il piano divino dopo essere stato attraversato dal peccato di Adamo.

Il Verbo eterno si fa carne. Il Salmista dice del Verbo che «egli si è lanciato come gigante a percorrere la sua via»: Exultavit ut gigas ad currendam viam. Egli sorge dal più alto dei cieli: A summo caelo egressio ejus; e risale alla medesima sommità: Et occursus ejus usque ad summum ejus (Ps. XVIII, 6-7). Questa egressio a summo caelo, è la nascita eterna nel seno del Padre: Exivi a Patre; il suo ritorno è la sua ascensione verso il Padre: Relinquo mundum, et vado ad Patrem (Joan. XVI, 28).

Ma egli non risale solo. Questo gigante si è messo alla ricerca della perduta umanità; egli l’ha rialzata; e, in una stretta di amore, la porta con sé nella sua corsa per collocarla presso di sé in sinu Patris: «Io risalgo a mio Padre che è anche vostro Padre; ed io vado a prepararvi un posto nella casa del Padre mio». Tale l’opera di questo divino gigante: ricondurre nel seno del Padre, alla sorgente divina di ogni beatitudine, l’umanità decaduta restituendole, con la sua vita e il suo sacrificio, la grazia dell’adozione.

Oh! noi dobbiamo ben dire con l’Apostolo: Sia benedetto il Padre di nostro Signore Gesù Cristo di averci colmati, per mezzo del Figlio suo, di ogni benedizione spirituale, di averci fatto sedere con lui in mezzo agli splendori celesti ove egli genera, nel seno di una eterna felicità, il Figlio del suo amore! Consedere fecit nos in caelestibus (Eph. II, 6). Oh sì, che egli sia benedetto! Ed anche sia benedetto il Verbo divino fatto carne per noi e che con l’effusione del sangue suo ci ha restituita l’eterna eredità! O Gesù, Figlio diletto del Padre, a voi sia ogni lode e ogni gloria!

[…] CONTINUA  #18