LETTURE INSIEME: CRISTO NEI SUOI MISTERI_BEATO COLUMBA MARMION O. S. B._#14

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Il dogma della fecondità divina: Dio è Padre.

La fede ci rivela questo mistero veramente stupendo che la potenza e l’atto della fecondità costituiscono una perfezione divina. Dio è la pienezza dell’essere, l’oceano senza sponde di ogni perfezione e di tutta la vita. Le immagini materiali che talora usiamo a rappresentarlo, le idee che gli applichiamo per analogia servendoci di quanto vi è di meglio nelle creature, sono sempre impotenti a rappresentarlo. E non già l’allontanare, per quanto indefinitamente, questi limiti dall’essere creato può essere sufficiente, ma occorre addirittura negarli nel modo più positivo onde potere acquistare una cognizione che non offenda l’infinità divina.

Ed ecco una meraviglia che la Rivelazione ci svela: questo Dio è fecondo: vi ha in lui una paternità spirituale e ineffabile: egli è Padre, principio di tutta la vita divina nella Trinità.

Intelligenza infinita, Dio comprende se stesso perfettamente con un solo atto, vedendo tutto ciò che egli è, tutto ciò che è in lui, egli abbraccia con un solo sguardo la pienezza delle sue perfezioni e, in un pensiero, ed in una parola che esaurisce ogni sua conoscenza, esprime a se stesso questa conoscenza infinita. Questo pensiero concepito dall’intelligenza eterna, questa parola per la quale Dio si esprime completamente è il Verbo. La fede ci dice, che questo Verbo è Dio: Et Deus erat Verbum, perché egli ha (o meglio: egli è) col Padre la medesima natura divina.

E siccome il Padre comunica al Verbo una natura non soltanto simile ma identica alla sua, cosi la Santa Scrittura ci dice che egli lo genera e chiama il Verbo il Figlio. – I libri ispirati ci riferiscono il grido ineffabile di Dio che contempla il Figlio suo e proclama la beatitudine della sua eterna fecondità: «Dal seno della divinità, prima di creare la luce, io ti ho comunicata la vita: Ex utero, ante luciferum, genui te (Ps. CIX, 3); «tu sei mio Figlio, il mio Figlio diletto in cui ho riposte tutte le mie compiacenze»: Tu es Filius meus dilectus, in te complacui mihi (Marc. I, 11). Tutto ciò perché questo Figlio è perfetto, e possiede col Padre tutte le perfezioni divine, meno la proprietà di «esser Padre»; sì perfetto che egli è eguale a suo Padre per l’identità di natura. La creatura non può dare a un’altra creatura che una natura simile alla sua; mentre Dio genera Dio e gli comunica la sua propria natura; essendo gloria di Dio generare l’infinito e contemplarsi in un altro lui stesso che è eguale a sé, tanto eguale che egli è l’Unico, non essendovi che una sola natura divina ed essendo la fecondità eterna esaurita dal Figlio: Unigenitus Dei Filius; per cui egli è una sola cosa col Padre: Ego et Pater unum sumus (Joan. X, 80).

Finalmente questo Figlio diletto, eguale al Padre, distinto tuttavia da lui, e, come lui, persona divina, non abbandona affatto il Padre. Il Verbo vive ognora nell’intelligenza infinita che lo concepisce, il Figlio rimane ognora nel seno del Padre che lo genera: Unigenitus Dei Filius qui EST in sinu Patris. Egli vi rimane per l’unità della sua natura, per l’amore che si portano scambievolmente, da cui procede, come da un unico principio, lo Spirito Santo, amore sostanziale del Padre e del Figlio. Voi adunque vedete quale è l’ordine misterioso delle comunicazioni ineffabili della vita intima di Dio nella Trinità. – Il Padre, pienezza di tutta la vita, genera un Figlio; dal Padre e dal Figlio come da un solo principio procede, lo Spirito d’amore. Tutti e tre hanno la medesima eternità, la medesima infinità di perfezione, la medesima sapienza, la medesima potenza, la medesima santità, essendo la natura divina identica per tutte e tre le persone.

Se non che ciascuna persona possiede delle proprietà esclusive ­ «essere Padre, essere Figlio, procedere dal Padre e dal Figlio» ­ che determinano tra loro delle ineffabili relazioni e le distinguono le une dalle altre. Vi ha un ordine di origine pur non essendovi né priorità di tempo, né superiorità gerarchica, né relazione di dipendenza.

Tale é il linguaggio della Rivelazione; né noi avremmo potuto pervenire alla conoscenza di queste cose se esse non ci fossero state svelate e se Gesù Cristo non avesse voluto per l’esercizio della nostra fede e per la gioia delle anime nostre farle conoscere a noi (*).4

[*«Perché gettarsi in questi abissi? Perché Gesù Cristo ce li ha voluti scoprire? Perché vi ritorna egli sopra sì spesso? E possiamo noi non arrestare dinanzi a queste verità, senza dimenticare la sublimità della dottrina cristiana? Se non che è d’uopo arrestarcisi tremando, è d’uopo fermarcisi mediante la fede: ci bisogna, ascoltando Gesù Cristo e le sue parole divine credere che esse vengono da un Dio e credere nel medesimo tempo che questo Dio donde esse vengono, viene egli stesso da Dio e che egli è Figlio; e a ciascuna parola che noi ascoltiamo occorre risalire fino alla sorgente, e contemplare il Padre nel Figlio e il Figlio nel Padre». Bossuet, Meditazioni sul Vangelo, La Cena, l.a parte, 86° giorno]

Quando, nell’eternità, contempleremo Dio, vedremo che appartiene all’essenza della vita divina l’essere uno in tre persone. «Il vero Dio che ci bisogna conoscere per avere la vita eterna» (Joan. XVII, 3) è colui di cui noi adoriamo la trinità delle persone nell’unità di natura.

Venite! Adoriamo questa meravigliosa società nell’unità, questa mirabile eguaglianza di perfezione nella distinzione delle persone. ­ O Dio, o Padre dalla incommensurabile maestà, Patrem immensae majestatis, io vi adoro; adoro il Figlio vostro poiché egli è degno come voi di ogni riverenza, essendo il vostro vero unico Figlio e Dio come voi! Venerandum tuum verum et unicum Filium; o Padre, o Figlio, io adoro il vostro comune Spirito, il vostro eterno legame di amore: Sanctum quoque Paraclitum Spiritum. O Beata Trinità, io vi adoro!…

[…] CONTINUA  #15