La Santità

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CHE TRISTE SANTO, UN SANTO TRISTE!
(San Filippo Neri) 

 

La santità (dai discorsi e sermoni del santo curato d’Ars)

Siate santi perché io sono santo, ci dice il Signore. Perché Dio ci dà un simile comandamento? È perché siamo figli suoi e, se il Padre è santo, anche i figli lo devono essere. Soltanto i santi possono sperare di avere la felicità di andare a godere la presenza di Dio che è la santità stessa. Infatti, essere cristiano, e vivere nel peccato, è una contraddizione mostruosa. Un cri­stiano deve essere un santo…

I mondani, per dispensarsi dal lavorare ad acquistare la santità, ciò che, senz’altro, li incomoderebbe troppo nel loro modo di vivere, vogliono farvi credere che, per essere dei santi, bisogna fare azioni strepitose, applicarsi a pratiche di devozio­ne straordinarie, abbracciare grandi austerità, fare molti digiu­ni, abbandonare il mondo per fuggirsene nei deserti, per pas­sarvi i giorni e le notti in preghiera. Senz’altro tutto questo è buono, ed è proprio la strada che molti santi hanno seguito; ma non è ciò che Dio chiede a tutti. No, non è questo che la nostra santa religione esige; al contrario, essa ci dice: Alzate gli occhi al cielo e osservate se tutti coloro che occupano i primi posti hanno fatto cose meravigliose. Dove sono i miracoli della Madonna, di san Giovanni Battista, di san Giuseppe? Ascolta- ‘ te: Gesù Cristo stesso dice che molti, nel giorno del giudizio, esclameranno: «Signore, Signore, non abbiamo profetizzato nel tuo nome; non abbiamo cacciato demoni e fatto miracoli? – Andate lontano da me, operatori d’iniquità, risponderà loro il giusto Giudice; come! avete comandato al mare e non avete saputo comandare alle vostre passioni? Avete liberato i posse­duti dal demonio, e voi ne siete stati gli schiavi? Avete fatto miracoli, e non avete osservato i miei comandamenti?… Anda­te, miserabili, nel fuoco eterno; avete fatto grandi cose, e non avete fatto niente per salvarvi e meritare il mio amore» (Para­frasi di Mt 7, 22-23).

Vedete quindi che la santità non consiste nel fare grandi cose, ma nel compiere fedelmente i comandamenti di Dio, e nell’adempiere i propri doveri, nello stato in cui il buon Dio ci ha messo.Vediamo spesso una persona del mondo, che compie fedel­mente i piccoli doveri del suo stato, essere più gradita a Dio dei solitari nei loro deserti. Volete ancora sapere che cos’è un santo agli occhi della religione? È un uomo che teme Dio, che lo ama sinceramente e che lo serve con fedeltà; è un uomo che non si lascia gonfiare dalla superbia, né dominare dall’amor proprio, che è veramente umile e piccolo ai suoi propri occhi; che, essendo privo dei beni di questo mondo, non li desidera o che, possedendoli, non vi attacca il proprio cuore; è un uomo che è nemico di ogni acquisto ingiusto; è un uomo che, possedendo la sua anima nella pazienza e nella giustizia, non si offende di un’ingiustizia che gli viene fatta. Ama i suoi nemici, non cerca di vendicarsi. Rende tutti i servizi che può al suo prossimo; con­divide volentieri i suoi beni con i poveri; cerca Dio solo, disprezza i beni e gli onori di questo mondo. Aspirando sol­tanto ai beni del cielo, si disgusta dei piaceri della vita e trova la sua felicità unicamente nel servizio di Dio. È un uomo che è assiduo alle funzioni divine, che frequenta i sacramenti, e che si occupa seriamente della sua salvezza; è un uomo che, avendo orrore di ogni impurità, fugge le cattive compagnie quanto può, per conservare puro il suo corpo e la sua anima. È un uomo che in tutto si sottomette alla volontà di Dio, in tutte le croci e gli ostacoli che gli capitano; che non accusa nessuno, ma che riconosce che la giustizia divina si posa su di lui a causa dei suoi peccati.E un padre buono che cerca soltanto la salvezza dei suoi figli, dando loro l’esempio lui stesso, e non facendo mai nulla che possa scandalizzarli. È un padrone caritatevole che ama i suoi domestici come fossero i suoi fratelli e le sue sorelle. È un figlio che rispetta suo padre e sua madre e che li considera come aventi il posto di Dio stesso. È un domestico che vede, nella persona dei suoi padroni, Gesù Cristo stesso, che gli comanda per bocca loro.

Ecco ciò che voi chiamate semplicemente un uomo onesto. Ma ecco ciò che Dio chiama l’uomo del miracolo, il santo, il grande santo. «Chi è costui? – ci dice il Saggio -, lo colmeremo di lodi, non perché ha fatto cose straordinarie nella sua vita, ma perché è stato provato dalle tribolazioni; e perché è stato tro­vato perfetto; la sua gloria sarà eterna» (cf. Eccli 31, 9-10)… Credete voi che i santi siano pervenuti senza sforzo a tale semplicità, a tale dolcezza, che li portavano alla rinuncia della loro propria volontà, ogni volta che l’occasione se ne presenta­va? Oh, no! Ascoltate san Paolo: «Ahimè, faccio il male che non vorrei e non faccio il bene che vorrei; sento nelle mie mem­bra una legge che si ribella contro la legge del mio Dio. Ah, come sono infelice! Chi mi libererà da questo corpo di pecca­to?» (Rm 7, 15.24). Quali prove non dovettero sopportare i primi cristiani, abbandonando una religione che tendeva sol­tanto ad assecondare le loro passioni, per abbracciarne una che tendeva soltanto a crocifiggere la loro carne? Credete voi che san Francesco di Sales non abbia dovuto farsi violenza per diventare così mite come era? Quanti sacrifici ha dovuto fare! … I santi sono diventati santi soltanto dopo molti sacrifici e molte violenze.

In secondo luogo, dico che noi abbiamo le stesse grazie di loro. E anzitutto, il battesimo non ha la stessa capacità di puri­ficarci, la cresima di fortificarci, la confessione di rimettere i nostri peccati, l’eucaristia di indebolire in noi la concupiscenza e di aumentare la grazia nelle nostre anime? Riguardo alla paro­la di Gesù Cristo, non è essa sempre la stessa? Non sentiamo ogni momento questo consiglio: «Lasciate tutto e seguitemi»? E ciò che convertì sant’Antonio, sant’Arsenio, san Francesco d’Assisi. Non leggiamo nel Vangelo quest’oracolo: «Cosa serve all’uomo guadagnare l’universo se perderà poi la sua anima?».

Sono queste parole che convertirono san Francesco Save­rio, e che fecero di un ambizioso un apostolo. Non sentiamo dire ogni giorno: «Vigilate e pregate sempre», «Amate il vostro prossimo come voi stessi»? Non è questa dottrina che ha for­mato tutti i santi?

Infine, riguardo ai buoni esempi, per quanto sregolato sia il mondo, non ne abbiamo tuttavia alcuni sotto gli occhi, e assai più di quanti ne potremmo imitare?Infine, la grazia ci manca di più che ai santi?… Sì, possiamo essere dei santi, e dobbiamo tutti lavorare a diventarlo. I santi sono stati mortali come noi, deboli e sogget­ti alle passioni come noi, abbiamo gli stessi aiuti, le stesse gra zie, gli stessi sacramenti… Possiamo essere santi, perché mai il buon Dio ci rifiuterà la sua grazia per aiutarci a diventarlo? Egli è nostro Padre, nostro Salvatore e nostro amico. Egli desidera con ardore di vederci liberati dai mali della vita. Egli vuole col­marci di ogni sorta di beni, dopo averci dato, già in questo mondo, immense consolazioni, pregustazioni di quelle del cielo, che io vi auguro.

(Per la festa di Tutti i Santi)

Non lo sai tu? Non l’hai mai udito?
Il SIGNORE è Dio eterno,
il creatore degli estremi confini della terra;
egli non si affatica e non si stanca;
la sua intelligenza è imperscrutabile.
Egli dà forza allo stanco
e accresce il vigore a colui che è spossato.

I giovani si affaticano e si stancano;
i più forti vacillano e cadono;
ma quelli che sperano nel SIGNORE acquistano nuove forze,
si alzano a volo come aquile,
corrono e non si stancano,
camminano e non si affaticano.

(Isaia 40:28-31)